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Più forti di tutto ma non dell’arbitro e della sterilità dell’attacco in trasferta…

Il sestetto arbitrale penalizza oltremodo la buona prestazione del Cagliari; ma l’incapacità di segnare lontano dal Sant’Elia è la vera spada di Damocle dei rossoblù

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Ennesima trasferta avara di punti per il Cagliari. Si torna ancora una volta a casa con la coda tra le gambe, nonostante una buona prestazione (almeno nella seconda metà di gara) tutta grinta e generosità che, però, nemmeno stavolta è stata sufficiente per tornare in terra sarda con qualche punticino in saccoccia. Così come non è stato sufficiente assediare per tutti i secondi 45 minuti di gara il fortino dei blucerchiati, costretti in area di rigore a difendere gli assalti isolani.
Raccogliere meno di quanto si sia seminato è ormai una deprimente costante del Cagliari targato 2014, soprattutto di quello formato trasferta: col Chievo fu il rigore sciagurato di Pinilla, con l’Atalanta fu la sfortuna – ricordate il prolungato dialogo di Ibarbo e Conti coi pali? – mentre a Genova è stata la prestazione a dir poco scellerata del sestetto arbitrale (la terna e la quaterna di arbitri non bastavano più: c’era l’impellente bisogno di raddoppiare gli occhi “vigili” dei giudici di gara, ma se questi sono i risultati…) e, ad essere onesti, un primo tempo regalato agli avversari dagli uomini di Lopez.

Contro la Fiorentina i rossoblù avevano dimostrato di poter essere più forti di tutto e di tutti, è vero; ma la trasferta di Genova ha fatto ripiombare drasticamente sulla terra l’undici sardo. Purtroppo la reazione d’orgoglio, assecondata da una qualità di gioco più che apprezzabile, stavolta non è bastata: gli errori arbitrali sono risultati decisivi ai fini del risultato. Sau è stato fermato diverse volte da offside quantomeno dubbi – o, se vogliamo dirla tutta, inesistenti – vedendosi annullare anche uno spettacolare gol insaccatosi sotto la traversa. Lo stesso folletto di Tonara ha poi richiesto due rigori: il primo (presunta trattenuta di Fornasier) sarebbe stato troppo generoso, il secondo (tocco di mano ancora di Fornasier) sacrosanto. Ma sia il disastroso assistente di linea Giachero che l’arbitro Roca ne hanno combinata una più di Bertoldo, rendendo vano il forcing del Cagliari.

Tuttavia, se è vero come vero che nel calcio i risultati non vengono mai per caso (soprattutto se si ripetono con una certa sistematicità), i pur decisivi orrori marchiani della classe arbitrale non devono far passare in secondo piano un aspetto che puntualmente compromette le buone prestazioni degli uomini di Lopez in trasferta: la sterilità in attacco. Una piaga che martoria dall’inizio dell’anno le partite rossoblù lontano dal Sant’Elia e che rendono la compagine sarda la seconda peggior squadra in trasferta della serie A.

Vediamo dunque il bicchiere mezzo pieno, e ripartiamo dalla reazione veemente della seconda frazione e dalla prestazione che non manca mai: d’altronde, la ricerca di alibi – seppur pesanti ai fini del risultato – è un esercizio destinato ai perdenti. Meglio allora metter da parte infortuni, sfortuna, disattenzioni e scelleratezze arbitrali e continuare a macinare gioco con fiducia e maturità. Questo è ciò che fa un gruppo forte e unito come quello dei nostri rossoblù. Ripartire subito e pedalare: solo così si arriva alla salvezza.

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