Ma come, andate senza di me?

E' iniziato il nuovo campionato di Serie A: dopo undici anni, senza il Cagliari

pubblicato il 24/08/2015 in L'Editoriale da Luca Neri
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Luca Neri

Poi un giorno ti svegli e non ci sei più. Sei sceso dalla barca e non hai trovato il mare, hai scavato la terra e non sei arrivato all'oro, ma hai trovato solo fango.

E quindi ecco quella sensazione di smarrimento, ti sembra quasi strano che gli altri inizino, vorresti quasi chiedergli di aspettarti, ma sai che non ti daranno retta. Succede quando gli amichetti organizzano la partita di pallone ma la mamma ti ha messo in punizione, quando tutti vanno a fare il bagno ma tu devi ancora digerire il pranzo, quando la famiglia parte per la settimana bianca ma tu devi restare a casa per colpa della febbre. E domanderai: "Ma come? Andate senza di me?" ma loro non sentiranno, nemmeno se tu dovessi urlare.

La sensazione è quella. Nel giorno in cui il Cagliari di Rastelli scherzava la Primavera di Canzi ripartiva la Serie A. E mentre Sau siglava il gol del 6-0, l'Udinese espugnava lo Juventus Stadium. Poche ore dopo il Sassuolo avrebbe compiuto l'impresa col Napoli, la Sampdoria si sarebbe divertita col Carpi, servendogli un antipasto di Serie A, e il Frosinone avrebbe capito la difficoltà della massima serie subendo la rimonta del Torino.

E magari i tifosi rossoblù avranno applaudito il golazo di Marcos Alonso o quello di Jovetic, si saranno deliziati con la rete al caviale di Matos e saziati con la prima abbuffata di gol. Poi però il boccone sarà risultato indigesto, e ben pensandoci magari non sarà stato nemmeno troppo buono, perché quel retrogusto amaro proprio era insopportabile.

Possibile che in una calda domenica d'Agosto come quella di ieri nessuno, seduto sulla poltrona a riabbracciare la Serie A, abbia desiderato di vedere undici maglie rossoblù muoversi in campo? Possibile che nessuno ieri, passando davanti al Sant'Elia, non l'abbia trovato più vuoto e silenzioso che mai?

Possibile che nessuno, ieri, si sia dato un pizzicotto sperando che fosse solo un brutto sogno, nella speranza di aprire gli occhi e sentire l'inno della Serie A di Allevi accompagnare l'ingresso in campo di Dessena e compagni? Proprio non ci credo.

So che è impossibile perché a Cagliari non si respira solo ossigeno ma anche una voglia, una voglia matta. La voglia di Serie A.

E allora i tifosi aspetteranno, lo faranno continuando a cantare, perché alla prossima partita di pallone, al prossimo bagno, alla prossima settimana bianca, loro ci vorranno essere, come ci son sempre stati.

Del resto cadiamo per imparare a rimetterci in piedi.