Toccare il fondo per poi risalire

L'analisi del match contro il Cesena

pubblicato il 12/01/2015 in L'Editoriale da Luca Neri
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Luca Neri

Cristopher Nolan, Steven Spielberg, Stanley Kubrick, qualsiasi regista cinematografico farebbe il suo film così. Lo farebbe partire con l'entusiasmo iniziale, con le aspettative a mille. Poi tutto crollerebbe. La squadra che non è più quella di un tempo, che inizia a perdere una partita dopo l'altra e lo spettro della retrocessione che inizia ad aleggiare sul club. Poi l'arrivo dell'eroe, quell'uomo che il popolo ben conosce, colui che 11 anni prima compì un'impresa che tutta l'isola ancora ricorda. Ma l'eroe, appena arrivato, prende cinque schiaffi e lo sconforto riprende il sopravvento.

Il paladino cade, ma si rialza. Tutta la squadra si rialza. Il regista ora racconterebbe di undici leoni ad ogni partita, di uno spirito ritrovato che permetterebbe ai rossoblù di sollevarsi definitivamente e centrare la salvezza.

Ciò che il resto del film ci riserva ancora non c'è dato saperlo, ma ieri il Cagliari si è liberato delle macerie che si erano accumulate sulle proprie spalle. Ha ripreso a sperare, ha cancellato le paure, ha capito che ce la può fare. Soprattutto, è tornato a vincere in quel Sant'Elia che stava diventando un tabù. Ha riprovato l'emozione di prendersi l'applauso del proprio pubblico a fine gara, di quel popolo rossoblù che si è presentato numeroso anche in una gara che agli occhi di molti sarebbe potuta esser vista come non degna di esser osservata dallo stadio. Eppure in molti ci sono andati anche se la squadra avversaria era il Cesena, ci sono andati perché il loro desiderio era di guardare il Cagliari, non il top-club di turno. E i rossoblù li hanno premiati. Lo hanno fatto con una vittoria attesa da troppo tempo, con una prestazione ottenuta col cuore, con la voglia che solo chi ha toccato veramente il fondo può avere.

Il regista le ha pensate proprio tutte e ha regalato qualche finezza cinematografica niente male. Il gol del vantaggio, della scossa, l'ha fatto segnare a Joao Pedro. Sì, proprio lui, quello che tutti chiamano "scarso", il più fischiato, il meno apprezzato. Poi il secondo gol lo ha affidato ai piedi di un ragazzino di 18 anni, tanto per far capire che chiunque può essere un eroe.

Occorre tuttavia sottolineare che il Cesena ieri era davvero poca roba, una squadra che molto probabilmente, almeno per quello che ha mostrato sin qui, retrocederà. Però questa vittoria può dar vita a qualcosa di più, ha fatto crescere nuove consapevolezze. Innanzitutto, Joao Pedro è tutto fuorché un centrocampista. Ieri, nel ruolo inedito di attaccante, ha convinto enormemente più del solito, giocando una buona gara: la notizia clamorosa è che non era un'amichevole. Delizioso il suo assist, a chiudere l'uno-due, a Donsah. Quest'ultimo è davvero un predestinato.

Molti alla sua età stanno pensando all'esame di maturità, lui ha scherzato la difesa romagnola più di una volta con una qualità sopra la media che si aggiunge ad una quantità spaventosa per un 18enne: il Cagliari ha forse trovato l'erede di Nainggolan, che però a diciotto anni giocava nelle giovanili del Piacenza. Una gran partita l'ha disputata anche Longo, con pressing e ottime giocate, quasi a voler respingere Sau che sta tornando dall'infortunio. Poi Ekdal. Non ci sono parole per descrivere l'impressionante evoluzione che ha avuto lo svedese nell'arco di così poco tempo. Sta diventando un giocatore davvero importante e sarà difficile vederlo ancora a lungo in Sardegna dopo prestazioni di questo livello.

Ora testa dritta e sguardo avanti verso le prossime sfide. Ogni match sarà decisivo. I ragazzi di mister Zola ce la metteranno tutta, sputeranno sangue per centrare l'obiettivo e mantenere la Serie A, orgoglio di una terra che non sarà mai solo una regione. O meglio, un regista avrebbe fatto così.