Grazie Maestro, in bocca al lupo!

Dopo appena sei mesi "Sdengo" non è più l'allenatore del Cagliari

pubblicato il 23/12/2014 in L'Editoriale da Luca Neri
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Luca Neri

Lo stadio era vuoto, i volti dei tifosi tristi, desolati, annoiati. Lo 0-0 ricorrente, i tatticismi esasperati, il difensivismo era di casa. Poi arrivò un signore. 67 anni, sguardo torvo. Parlava poco e diceva tantissimo. Vinceva poco e trionfava ogni giorno. Il suo nome era Zdenek Zeman. Più di un allenatore, un Maestro. Offensivista per vocazione, geniale per volere divino. Da quando sbarcò in Sardegna, cambiò tutto.

La gente si accorse di essere ancora in grado di amare il calcio, il popolo rossoblù tornò allo stadio, il pianeta del pallone nell’isola riprese a sorridere. 4-3-3 sempre, al diavolo il catenaccio, qui si gioca per segnare un gol in più dell’avversario, qui si gioca per divertirsi, qui si gioca per vincere stupendo e per stupire vincendo. Peccato solo sia durato così poco.

Dopo 6 mesi circa, Zemanlandia è finita. Non sarà più il boemo a condire le nostre domeniche, quelle domeniche che comunque vada non dimenticheremo mai. Come si potrebbero scordare 8 giocatori sulla linea di metà campo al fischio d’inizio? Come si potrebbero scordare i quattro schiaffi a Mazzarri a San Siro, le quattro sberle all’Empoli? Come dimenticare le sue battute silenziosamente assordanti? Oggi Zdenek non è più l’allenatore del Cagliari, ma averlo avuto in panchina è vanto, orgoglio. Ha fatto capire a molte persone che nel calcio, come nella vita, la prima difesa è l’attacco.

Ci ha resi consapevoli del fatto che il calcio è divertimento e sorrisi, che non c’entra un bel niente con quel fango chiamato “Calcioscommesse” o “Calciopoli”. Il Calcio è altro. E il Calcio è anche Zeman.

Ed è vero, il boemo a Cagliari ha perso tante partite e non ha ottenuto i risultati sperati, ma per quello che ha dato alla squadra, alla città e all’isola, Zeman ha vinto tutto. Grazie Zeman…