Zemanlandia, il ricordo lontano, l'occasione perduta

L’analisi dello scialbo pareggio maturato al Tardini

pubblicato il 15/12/2014 in L'Editoriale da Marco Zucca
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Marco Zucca

Zemanlandia è un’oasi, un parco divertimenti, un piccolo paradiso dal quale nessuno vorrebbe fuggire quando splende il sole. Ma, nel momento in cui le nuvole cominciano a imperversare e si avvicina la tempesta, può sfociare in tristi epiloghi. A volte termina perché i marinai non seguono più il capitano, silente, imperturbabile, con un sorriso beffardo che cela al suo interno mille pensieri; altre perché si fatica a comprendere appieno la sua filosofia. È un odi et amo, e non ci sono mezze misure. Così è sempre stato.

A Cagliari Zemanlandia non è riuscita a decollare, nonostante gli sprazzi di emozioni offerti nelle gloriose trasferte di San Siro (sponda Inter) ed Empoli, e nella giornata di ieri, contro un Parma piccolo piccolo e ultimo, solitario, in classifica, si è perduta l’ennesima occasione per esibire un bel calcio e conquistare i tanto agognati tre punti. Anzi, più semplicemente, per mostrare, riprendendo le parole di Zdenek Zeman, di “saper giocare al calcio”. Stavolta il tecnico boemo non è il pieno responsabile dello scialbo pareggio del Tardini, maturato in una gara avara di emozioni e, soprattutto, senza che le due squadre tirassero mai sullo specchio della porta in maniera pericolosa. Ha schierato la migliore formazione possibile, eccezion fatta per il duo Conti-Crisetig che ha ancora una volta dimostrato di non riuscire a coesistere. È un discorso più volte affrontato, si era a tempo debito trovato il giusto assetto sulla linea mediana ma è stato buttato giù come un castello di sabbia, e si è deciso di puntare sui veterani a mezzo servizio. Chi vuole intendere intenda.

Far ricadere le colpe della mancata realizzazione sul povero Longo, alla prima da titolare ieri pomeriggio, sarebbe ipocrita: se non servito nei dovuti modi, con palloni troppo forti o lanci fuori misura, il giovane scuola nerazzurra non ha l’opportunità di presentarsi davanti al portiere avversario. Nell’unica occasione utile a Parma è stato letteralmente “abbattuto” da Rispoli. Nel trio d’attacco l’unico a meritare la sufficienza è stato Cossu, propositivo, mentre Farias pare essere la brutta copia del giocatore capace di far ammattire la difesa napoletana. Ora, probabilmente, ci si spiega come mai il brasiliano, arrivato in Sardegna per sostituire Adryan, fosse la quinta scelta al Sassuolo lo scorso anno. Da Ekdal e dai centrali di difesa sono giunte le (uniche) note positive. Il resto è stata noia, pura noia, come esattamente un anno fa, quando al Tardini si consumava un altro 0-0.

Se il tasso tecnico dei rossoblù non si confà alla massima serie, eccezion fatta per alcuni elementi, ci si deve seriamente interrogare su quali possano essere le soluzioni per raggiungere la salvezza, in un campionato nettamente più equilibrato rispetto allo scorso e dove le dirette concorrenti riescono a fare punti. La prima, e più semplice, è che il presidente Giulini metta mano al portafogli e regali per gennaio almeno 3-4 rinforzi di qualità, capaci di invertire la rotta: proprio come nella stagione 2007/2008, quando Cossu, Jeda e Storari furono determinanti ai fini della straordinaria risalita in classifica che valse la conquista di una insperata salvezza.

Ma i miracoli calcistici come quello di sette campionati fa accadono di rado, pertanto occorre trovare le contromisure prima che sia troppo tardi: la classifica è preoccupante ma non traumatica, e dopo la partita “impossibile” di giovedì prossimo contro la Juventus si avranno alcune settimane per riflettere a fondo sulle sorti dei rossoblù. Solo allora si comprenderà se Zemanlandia possa essere ancora una bella storia da raccontare ai propri figli o nipoti rossoblù nel futuro, o se invece avrà rappresentato un clamoroso fallimento.