Cagliari: le ancore sono a terra. Il meglio deve ancora venire

L’analisi del match contro il Genoa

pubblicato il 10/11/2014 in L'Editoriale da Luca Neri
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Luca Neri

Un lancio al caviale di Rossettini, un tocco di cashmere di Farias a saltare Perin. Uno champagne boemo.  Tutti in piedi e calici alzati al Sant’Elia. Quest’azione ha portato in vantaggio il Cagliari. Peccato che tutto questo sia successo in poco meno di dieci secondi e che le partite durino 90’. Nel resto della partita i rossoblù non  hanno giocato male, ma a dir la verità non hanno certo dato l’impressione di poter schiacciare il Genoa. È vero che il pareggio dei liguri è arrivato grazie ad uno sciagurato tocco di Rossettini (sì, quello del caviale), ma gli uomini di Gasperini avrebbero potuto trovare il gol in diverse occasioni. I sardi, invece, hanno costruito davvero poco. Viene da chiedersi perché gli undici leoni che si vedono spesso nelle partite in trasferta si trasformino, spesso e volentieri, in innocui animali addomesticabili e domabili in casa. Che il Cagliari di Zeman non fosse una squadra come le altre lo si era capito da tempo. Una squadra che ogni volta che vince cala un poker non è tanto comune. In Italia, purtroppo, non lo è nemmeno un club in cui hanno spazio così tanti giovani e così tanti italiani. Se a questo aggiungiamo che i rossoblù non hanno ancora vinto in casa, ma hanno già collezionato due trionfi con tre e quattro gol di scarto fuori dalle mura amiche capiamo che si tratta di una compagine davvero singolare. Ieri la scialba prestazione rossoblù è coincisa con la negativa prestazione dei centrocampisti, sottolineata dallo stesso Zeman. La classifica non è di sicuro da notti in bianco, ma il Cagliari esce sempre dalle partite con l’amaro in bocca. Troppo spesso il risultato sarebbe potuto e sarebbe dovuto essere migliore di quello finale. Chi invece stanotte non ha dormito tanto bene è sicuramente Danilo Avelar. Dopo aver tirato due rigori praticamente perfetti, il terzino brasiliano ha scelto di sbagliare il più importante dei tiri dagli undici metri, in un momento decisivo, che sarebbe valso il 2-1. Ma con tutte le ottime gare disputate sino a ieri un errore, seppur di questo peso, è perdonabile. Un po’ diverso è il discorso relativo a Samuele Longo, che avrebbe potuto correggere quello sbaglio. Perché quando Perin ha respinto il penalty di Avelar, la palla è finita tra i piedi dell’ex attaccante dell’Inter, che aveva davanti a sé la porta libera. In quel momento, una voce ha sussurrato qualcosa nell’orecchio del centravanti: “Cogli l’attimo Samuele”. Come se il Fato abbia voluto far sbagliare quel rigore per far arrivare la sfera a lui. Peccato. Colpo sbilenco e palla fuori. Non si capisce cosa succeda a questo ragazzo, dotato di un grandissimo talento che a Cagliari non sta proprio venendo fuori. Poi c’è Joao Pedro, il numero 10, quel numero che fu di Zola e Matteoli, tanto per gradire. La sua prestazione di ieri basti come termine di confronto. Poi c’è Balzano, che dà l’impressione di poter giocare bene anche quando la sua squadra perde 10-0, di poter correre anche senza un gamba. Ora arriva la sosta, i rossoblù avranno un po’ di tempo per continuare a remare, per trovare la rotta, spiegare le vele. Per togliere finalmente le ancore e iniziare a navigare davvero.