È nata la zona Cagliari

L'analisi del match contro il Napoli

pubblicato il 03/05/2021 in L'Editoriale da Luca Neri
Condividi su:
Luca Neri

Altrimenti ci arrabbiamo. La giugulare di Nahitan esplode nel ruggito e fornisce una vaga ipotesi sul perché il ragazzo sia chiamato Leon. Molto meno leonesco, più tendente al giaguaro, il guizzo con cui il 18 sbuca dietro Hysaj e mette la firma sul decimo punto su dodici, meglio di Inter e Atalanta e pari solo al Sassuolo.

Stavolta Semplici la pareggia col ghirigoro, lasciando a maggese il diffidato Joao Pedro per l'ultimo tango a Benevento e senza lo squalificato Marin, anima e corpo del devastante Cagliari d'aprile. Il tecnico irrobustisce il centrocampo sino a farlo scoppiare, lo gonfia con Nandez, Duncan, Deiola e Nainggolan e ci cuce attorno una difesa a cinque. A la muerte. Ma la muerte arriva quasi subito, con i rossoblù che praticamente se lo fanno da soli. Cambio di piani? Manco per scherzo. Semplici non lascia, anzi raddoppia. Leva Deiola e butta dentro Asamoah, altri possenti quadricipiti in nome della causa. La tiene in bilico quel tanto che basta, il resto lo fa Godin che fa pesare l'esperienza (mica la si può sempre chiamare età o vecchiaia) e si prende il fallo dopo aver fatto una ciofeca (e a Napoli pure in carcere 'o sann fa', cantava Faber).

Poi a quindici dalla fine Bob l'aggiustatutto cala l'artiglieria pesante. Simeone, Cerri, Pavoletti. Tutti nella mischia e si fa casino, sta a vedere che qualcosa succede. E succede, porco cane se succede. I bestioni del Napoli, Koulibaly e Manolas, sono indaffarati con le twin towers del Cagliari. Più una guerra di supremazia che di necessità, quasi orgoglio machista da buttafuori incazzoso. È scritto: si scannano i grossi, segna il più piccoletto di tutti, uno che comunque da l'idea che convenga non farlo arrabbiare. Nahitan si assicura che l'urlo liberatorio arrivi sino a Benevento, poi viene sommerso dalla macchia rossoblù.

E forse in quel mucchio vive il senso dell'occasione – non del traguardo, beninteso - che i sardi hanno saputo guadagnare.

Due settimane fa si guardava alla trasferta del Vigorito come un'utopia. Erano gli istanti in cui i sardi guardavano il gol di Gaich alla Juve da sopra il ponte, come nel grido di Munch. Invece no. Sarà una finale, di quelle da non dormirci, da ricordarsi di ricordare. Potrebbe essere il punto e a capo in una stagione – comunque vada – iconica.