È cambiato tutto

L'analisi del match contro l'Hellas

pubblicato il 04/04/2021 in L'Editoriale da Luca Neri
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Luca Neri
2020

Non è cambiato molto, e invece è cambiato tutto. D'altronde sono i piccoli dettagli a fare le grandi differenze, si sa. E le grandi differenze o, restringendo il campo, la grande differenza, è Ronaldo che sbarca in Sardegna da colonizzatore e riparte in occhiali da sole e sorriso in pendant. Poi il Benevento fa visita allo Stadium e per poco non saccheggia anche il museo. Episodio? Forse.

Solo che alla successiva il Torino inchioda nuovamente i bianconeri, che può pure essere un'altra coincidenza, ma nel calcio si fa fatica a crederci.

Il fatto è che ci si può pure sforzare con le macumbe, le gufate e i riti voodoo, che Benevento, Torino, Spezia e le altre sedici possono pure perderle tutte contro ogni legge della matematica, ma se il Cagliari non vince è tutto inutile. E il Cagliari non vince veramente mai. O perlomeno non vince più.

Il triplo filotto reale calato dal ragionier Semplici aveva ispirato anche i bigotti del pessimismo sfrenato, ma alla prova dei fatti – believe it or not – non era nulla di diverso da quanto fatto da Di Francesco. O meglio, era un altro sport, questo sì, ma il bottino non era migliorato di mezzo dollaro, anzi. Tre punti col Crotone, tre col Bologna, uno con la Samp, zero con la Juventus, zero con lo Spezia e zero col Verona, fanno sette su diciotto. Avvolgiamo il nastro e torniamo ad ottobre? Annus horribilis 2020, in panchina Eusebio primo da Pescara. Tre punti col Crotone, zero col Bologna, tre con la Samp, zero con la Juve, uno con lo Spezia e uno col Verona. Totale otto.

Con questo non si vuol mettere alla gogna Semplici e beatificare il suo bistrattato predecessore, sia chiaro, anche perché raramente l'acquirente è responsabile delle infiltrazioni nell'abitazione. Casomai si vuole sottolineare che probabilmente, è questo è il vero problema, il Cagliari è questo. Una squadra da 7-8 punti su 18 (quando va bene), e far cambiare ritmo ora ai rossoblù sembra essere una missione che anche Al Pacino in versione Tony D'Amato eviterebbe volentieri. Mancano nove partite alla fine. E altri otto punti non bastano: forse ne servono il doppio. È cambiato tutto.