Un domino per Di Francesco

L'analisi del match contro la Sampdoria

pubblicato il 08/11/2020 in L'Editoriale da Luca Neri
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Luca Neri
2020

Ricordiamoci chi eravamo. Non necessariamente perché l'immagine attualmente riflessa allo specchio sia peggiore di quella passata, ma perché il DNA non si cancella. Ci si può lavorare, levigando un filamento dopo l'altro, ma se ti chiami Serie A, sarai sempre Serie A. Quella del romanticismo difensivo, degli ultimi a mollare, delle roccaforti, della provincia e della classe operaia.

In questo avvio della settima giornata, il campionato sta riscoprendo e ritrovando sé stesso, dopo sei turni di sbornia collettiva a suon di un improbabile scimmiottamento di Premier League e calcio moderno (davvero significa qualcosa?). Due 0-0 innestati in una Serie A che viaggiava ad una media di quasi quattro gol a partita, partite bloccate – la tentazione di dire “finalmente” c'è – e un Cagliari che passa grazie al regalo(ne) di Augello.

Anche il match dei rossoblù profumava di vintage, col gabbione di Ranieri che stava davvero complicando e confondendo le idee agli uomini di Di Francesco. Merito della solita impeccabile solidità difensiva degli undici (decisamente meno dei dieci) blucerchiati, ma (de)merito anche dell'esperimentaccio Rog. Per incastonare il diamante Ounas nel giocattolo, ed incastonarlo nella sua miglior versione – quella a piede invertito – il tecnico abruzzese aveva bisogno di ripristinare Nandez, arretrandolo di venti metri e liberando lo slot sulla destra. Da qui il bivio: tornare al 4-3-3, sacrificando il giocatore più in forma del momento, o scambiare l'ingranaggio, togliendo venti metri a Rog. Scelta ricaduta ovviamente per la seconda opzione, e ci mancherebbe pure, considerando che schierare nuovamente Joao da ala sinistra sarebbe passibile di denuncia.

Eppure limitare allo sprint un maratoneta come il croato è sembrato un auto-flagellamento non necessario, perché la quantità – su quel lato – sarebbe semplicemente garantita dalla ferocia agonistica di Riccardo Sottil, gemello (almeno nello stile di gioco) dei vari Chiesa e Orsolini. Forse proprio attorno al numero 33, e per la proprietà transitiva attorno al dualismo con Ounas, ruoterà il destino del Cagliari. Ad oggi, per ragioni più tattiche che tecniche, i rossoblù non possono prescindere dalla doppia fase di Sottil, sicuramente meno appariscente dell'algerino ma fondamentale per gli equilibri della squadra. Difficile pensare ad una convivenza, se non per tratti di gara (anche se ieri i due son stati insieme solo in superiorità numerica, con una partita abbondantemente in ghiaccio).

Riassumendo, o se preferite complicando: per far coesistere Ounas e Sottil servirebbe il 4-3-3, dunque non ci sarebbe spazio per Joao Pedro. Per utilizzare Ounas con Joao Pedro servirebbe il taglio di Sottil (e l'avanzamento di Rog), mentre per utilizzare Sottil col brasiliano starebbe fuori l'algerino (e salirebbe Nandez). Tutti e tre assieme, allo stato attuale, sono considerabili solo senza Simeone, con il 10 da centravanti. Levare Marin per buttare tutti i fantastici quattro assieme, forse, sarebbe ancora troppo.

Quando DiFra avrà risolto definitivamente il domino, il Cagliari potrà davvero volare.