Questione di chimica

L'analisi del match contro l'Udinese

pubblicato il 27/07/2020 in L'Editoriale da Luca Neri
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Luca Neri
2020

Si miscela, si sperimenta e si combinano gli elementi. Zenga scambia le provette, muove becker e agita le fiale: se la reazione rabbiosa non arriva, tanto vale provare quella chimica. Ma il Cagliari non reagisce, anzi si appiattisce, come in contemplazione estatica di un De Paul che volteggia e plana. Sembra trascinato dal vento, ma il vento non c'è.

Il Cagliari parte a quattro col rombo, passa a tre, si arrampica sullo specchio del 4-2-3-1 ma non punge praticamente mai. Joao Pedro sbaglia un tap-in che in autunno avrebbe segnato anche in stampelle, quando il gol andava da Maometto prima ancora che Maometto andasse dalla montagna. Son segnali di correnti contrarie, quelle che a inizio campionato facevano vincere i rimpalli e pure le maratone.

Ora dietro al Cagliari ce ne sono solo sei, tante quante sarebbero dovuto star davanti ai rossoblù per strappare l'ultimo slot europeo. E qui bisogna saper scindere: gli undici scesi in campo oggi sono una squadra da Europa? No, non lo sono, e probabilmente in Sardegna si è cullato troppo a lungo un sogno sviluppato su un letto che si reggeva su una rete fragilissima: era il contemporaneo flop (imprevedibile e forse irripetibile) di Milan e Napoli, che giocoforza erano destinate a tornare a riveder le stelle. C'è chi l'ha fatto col voto ad Ibra, chi affidandosi a Gattuso. Ma in un modo o nell'altro sarebbe pur dovuto succedere.

Il Cagliari avrebbe comunque potuto fare di meglio (sicuramente non di peggio), perché il vantaggio accumulato era tendente al macroscopico e perché quando si sta passa un trimestre a prendere schiaffi non possono non esserci colpe. Ma son comunque vecchie colpe, un costo sommerso che Zenga non avrebbe in ogni caso potuto sovvertire e forse, con Nainggolan e Pellegrini quasi mai a disposizione, nemmeno Guardiola. Aldilà di questo, il fine campionato dovrà portare necessariamente valutazioni e riflessioni, anche considerando un futuro che non potrà accontentarsi di pezze e scotch.

Per ora le buone riposte sull'avvenire son arrivate solo da Ladinetti, un signor play che nell'era degli esperimenti deve necessariamente giocare titolare, e Marigosu, entrato per creare scompiglio e riuscito (seppur parzialmente) nell'intento.

Le due partite rimanenti sono da "andate avanti sino al Via", ma possono essere l'occasione per trovare il giusto in vista del prossimo anno. O magari semplicemente e definitivamente chiarire ciò che è sbagliato.