Cagliari Pride

L'analisi del match contro il Torino

pubblicato il 28/06/2020 in L'Editoriale da Luca Neri
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Luca Neri
2020

Ti avevano raccontato una favola, letta da un libro impolverato che, polpastrello dopo polpastrello poggiato su ogni pagina, sembrava esser tornato come nuovo. Poi il tuo narratore si era stancato, aveva preso il volume e lo aveva riposto in soffitta, tagliando corto e spezzando il tuo sogno. Ma tu quel finale non hai mai smesso di immaginarlo, hai inseguito il lieto fine più di ogni altra narrazione ed ora, stanco dei rimpianti, sei corso in soffitta. Il libro era ancora lì.

Il Cagliari torna a credere alla parola con la E, trascinato dal furore agonistico dei quattro tenori. Congiunzione astrale vuole che nessuno di loro funzioni se l’altro non ingrana, ma ora il fab four (+1, perché Rog non può non essere parte della band) sembra aver ritrovato la voce per l’ultimo concerto.

Con i ritmi lenti del calcio attuale, Simeone è - senza timore di smentite – uno dei cinque centravanti più forti del nostro campionato. Dove gli altri passeggiano lui ara, sfruttando una capacità polmonare ed una propensione al sacrificio assolutamente fuori categoria. Va al doppio degli altri e alla metà di quanto potrebbe andare, e questo gli consente di trovare quella lucidità sotto porta che gli era mancata nella prima frazione del campionato, prova ne siano i tre gol (non casuali) in tre partite.

Ma questo gap fisico (in positivo) non riguarda isolatamente il Cholito: su questo aspetto il Cagliari vanta un parco di cavalli da corsa e sgomitate, forse secondo a nessun altra squadra (tolto magari il Verona, guarda caso). Su tutti emerge sicuramente Nahitan Nandez: si è detto tanto sul suo conto, son stati usati aggettivi impropri e qualcuno ha giocato a scambiare la belva da savana per il broker con la valigia in mano. E sia chiaro, avrà pure il procuratore più speculatore e attento al quattrino della storia (ma vallo a biasimare, essendo il suo lavoro), ma chi se ne frega. Corre, sputa sangue, gioca da Dio e sradica ogni singolo filo d’erba: alla faccia del mercenario. Se poi al suo fianco gioca quel signore belga (si è capito che è tornato, no?) i rossoblù possono davvero tornare ad alzare il colletto, gonfiare le spalle e ricordare all’Italia di quel giorno di dicembre, quando andarono a sette minuti ( di recupero) dall’essere tutto.