Più che una sosta, una tregua

L'analisi del match contro l'Inter

pubblicato il 02/09/2019 in L'Editoriale da Luca Neri
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Luca Neri
foto: calciomercato.com

Più che una sosta per le nazionali, una tregua. L’avvio di stagione più bellico possibile ha lasciato al Cagliari due caduti in guerra, Pavoletti e Cragno, e una doppia sconfitta che ha fatto arretrare il fronte rossoblù di diverse decine di metri.

Ieri i sardi hanno trovato il coraggio di sporgersi dalla trincea solo nel secondo tempo, quando la doppia N Nainggolan-Nandez ha alzato la voce e scosso la squadra. Abbastanza per non uscire dallo stadio tra i fischi, non sicuramente per tornare a casa soddisfatti. Troppo spesso l’attacco (sia con Cerri che con Simeone) è stato abbandonato al suo destino, con pochissimi palloni giocabili e, quando ricevuti, lasciato solo contro la marea interista. Non è una assoluta novità, perché il tema del centravanti eremita si era già abbondantemente visto nella passata stagione, specie nel girone d’andata, e specie fuori casa. È evidente che questo primo Cagliari rimpolpato dalla plusvalenza Barella somigli più a quello dell’anno scorso che non a quello disegnato sotto l’ombrellone nelle teste della tifoseria.

Eppure il tasso tecnico si è alzato, e non di poco, ma l’impressione è che questa squadra risenta ancora dei carichi di lavoro estivo: il Cagliari gioca decisamente sotto ritmo, con i laterali che raramente accompagnano l’azione, e quasi mai vanno sul fondo per crossare. Il dato è ancor più preoccupante se si ragiona sul fatto che ieri sera Maran abbia proposto un centrocampo a cinque, dunque con più metri da arare per il Pellegrini di turno.

Non è un caso che il gol di Joao Pedro sia arrivato da una delle pochissime volte in cui i sardi son riusciti ad andare al cross pulito. In quel caso la reminiscenza ha prevalso, andando a ricreare un gol di Pavolettiana memoria. La combinazione punta-terzino appare l’unica soluzione realmente efficace, nonostante Simeone abbia delle caratteristiche decisamente diverse da quelle del numero 30 rossoblù. Il Cholito ama attaccare la profondità, vede gli spazi e gioca tanto sul filo del fuorigioco: le due settimane che separano il Cagliari dalla prossima partita serviranno a riprogrammare una squadra costruita intorno alla dittatura aerea di Pavoloso. Giocoforza nei prossimi mesi si troverà costretta a giocare palla a terra, e la rivoluzione potrebbe essere copernicana. Maran ha a disposizione gli elementi per cambiare il modus operandi, ma serviranno grosse spolverate a ingranaggi abbondantemente rodati.

In questo senso la pausa arriva nel momento ideale: al ritorno ci sarà un Simeone più a suo agio e più coinvolto, e qualcosina in più si saprà anche sulla prognosi di Pavoletti. Riaverlo a inizio 2020 potrebbe essere un colpo di calciomercato anticipato.