Un Cagliari alla Andy Warhol e un'opera d'arte con la 18

L'analisi del match contro il Milan

pubblicato il 17/09/2018 in L'Editoriale da Luca Neri
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Luca Neri

Tutto molto Warhol. Quindici minuti di celebrità per il Cagliari, che si mangia il Milan per un quarto d'ora, con un pressing da discesa negli inferi e un'intensità ai limiti del verosimile. Ma sarà che il diavolo all'inferno proprio male non ci sta, sarà che pensare ad un'intera partita a quel ritmo sarebbe stato un tantino pretenzioso, fatto sta che col tempo la furia agonistica del Cagliari sfuma, il Milan riprende campo e pareggia, timbrando a giochi fatti il risultato oggettivamente più giusto.

In una squadra che lentamente e fisiologicamente perdeva freschezza e lucidità, un alieno continuava a correre controvento, sventagliando, palleggiando, smistando e comunicando ai normodotati di non aver nulla a che fare con loro. Nicolò Barella sforna una prestazione monstre, probabilmente la migliore da quando veste la maglia rossoblù: corre, corre tantissimo, non perde mezzo pallone manco per scherzo, non sbaglia un passaggio, che sia ravvicinato, rasoterra, alto o a tagliare tutto il campo e stravince la sfida col "rivale" in azzurro Bonaventura. Non so se il 18 sia in grado di giocare altre trentaquattro partite a questo livello, ma se così fosse il Cagliari ha la salvezza in tasca e la nazionale un degno titolare. Perché uno così fa girare tutta la squadra, che consegnandogli la palla di fatto la congela, in attesa che inventi la giocata illuminante.

Solitamente sperando nella conclusione del serial bomber Pavoletti, da ieri sera poi una nuova freccia si aggiunge all'arco: Joao Pedro non si è dimenticato come si giochi a calcio e nemmeno come si faccia gol. Ci ha messo una manciata di minuti a ricordarlo anche al resto del campionato. Poi tanta quantità, con un apporto fondamentale alla zone press di Maran: è lui a francobollare Biglia, che effettivamente combina pochissimo. Nella ripresa iniziano a sentirsi i mesi di esilio, i polmoni vanno in difficoltà, il sangue al cervello non arriva più e il brasiliano inizia a sbagliare pure gli appoggi più elementari, costringendo Maran ad una sostituzione sacrosanta.

Più discutibile, o forse semplicemente più discusso, il primo cambio del tecnico rossoblù, che cambia Farias con Ionita relativamente presto. La scelta è comprensibile: il Cagliari era in difficoltà, il Milan stava fagocitando i sardi dalla cintola in poi. L'ex tecnico del Chievo sceglie quindi di dare più sostanza al centrocampo, inserendo muscoli ed un giocatore oggettivamente più dedito al contributo difensivo. Il prezzo da pagare è la rinuncia alle ripartenze di Farias, ma il rischio di inferiorità numerica in fase di non possesso aveva la precedenza. Infatti i sardi reggono, resistono e portano a casa un punto d'oro.

Siamo ancora all'inizio, ma Empoli sembra lontana secoli.