La dura legge del gol?

L’analisi della sconfitta contro la Lazio, in un match che ha fatto emergere tutti i limiti di una squadra senza identità

pubblicato il 17/03/2014 in L'Editoriale da Marco Zucca
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Marco Zucca

“È la dura legge del gol”: così cantavano gli 883. E così è stato ieri, al Sant’Elia, in un match in cui la Lazio è riuscita, grazie alle due reti segnate, a portare a casa l’intera posta in palio.

Stavolta ci fermiamo alla prima frase del ritornello. Il continuo “fai un gran bel gioco”, infatti, non si è visto. Il Cagliari, in una partita che tanto avrebbe potuto significare per fare un decisivo balzo verso la salvezza, è uscito con le ossa rotte, privo di idee e privo di un’identità, persa non si sa ancora dove.

Eppure, le premesse non erano state delle peggiori: squadra serena, che in settimana si era allenata nel migliore dei modi, e carica per disputare un grande match contro i biancocelesti.

Anche le scelte di Lopez parevano essere definite, con il tridente per pungere subito l’avversario. Invece, le carte sono state rimescolate all’ultimo, con Cossu dietro Ibarbo e Nenè, e Pinilla, Sau e lo scalpitante Ibraimi ad accomodarsi in panchina.

“Se non hai difesa gli altri segnano”. È così che continua la canzone, e ieri, specie sulle fasce, i terzini non hanno saputo reggere l’urto dei rapidi e imprevedibili attaccanti laziali, in particolare Keita. Squalificato Avelar, erano due i terzini sinistri disponibili: Bastrini e Murru. L’ex difensore del Novara non è stato nemmeno convocato, mentre Murru è stato spedito in tribuna. La dichiarazione del tecnico rossoblù: “Murru è troppo giovane per disputare partite così importanti”, è suonata strana. Perché Murru no e Del Fabbro, addirittura classe ’95, sì? Mistero, che si spera di poter sciogliere presto.

“Gol sbagliato, gol subito”. Stavolta non è il titolo di un pezzo musicale, ma un antico, ma quanto mai attuale, proverbio calcistico. Pinilla dal dischetto ha calciato fuori un rigore procurato da Vecino, facendosi ipnotizzare da Marchetti, il quale probabilmente l’avrebbe comunque parato. Fallito il pareggio, nel capovolgimento di fronte Keita non ha fallito l’altro rigore, stavolta in movimento, che ha consentito di mettere in cassaforte il risultato.

Per non farci mancare nulla, è entrato in scena anche il capitano, Daniele Conti, che per la seconda volta in stagione ha dovuto raggiungere anzitempo il tunnel che conduce agli spogliatoi. Dopo gli insulti all’arbitro in occasione del match, perso, contro il Livorno, costati al regista due giornate di squalifica, è arrivata ieri la doppia ammonizione, per una presunta gomitata. A quando una gara senza espulsioni?

Numerose sono le perplessità emerse dai tifosi a seguito della partita contro la Lazio. Alcune manifestatasi in cori ingiuriosi nel corso del match, ai quali non riteniamo di dover dare spazio. Solo per la cronaca, la moglie di Marchetti è sarda, di Siliqua. Che si rifletta, dunque, prima di offendere una conterranea.
Al di là dell’aria che tira nella curva cagliaritana, quella che si è respirata in campo non è stata delle migliori. Occorre dimenticare in fretta i passi falsi e concentrarsi sullo scontro-salvezza di domenica prossima, in casa del Bologna.

Senza Pisano e Conti, ma con i rientranti Astori e Avelar, sarà d’obbligo conquistare i tre punti e tenere a debita distanza le dirette concorrenti.

Cerchiamo, dunque, di compattarci e di sostenere, tutti insieme, la squadra. Le vicende extrasocietarie devono passare in secondo piano, quello che conta è la salvezza: il Cagliari ha bisogno di tutti noi.