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L'hanno indossata in tanti, l'ha sacralizzata lui; ora onoratela...

L'analisi del Match contro il Napoli

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È solo una banalissima questione di punti di vista: essere colpiti o colpirsi, uno stupido gioco di verbi, dall'attivo al passivo, dal passivo all'attivo.
Differenze sottili ma sostanziali, quelli che separano l'omicidio dal suicidio, essere Bruto o essere Cesare, fate pure.

Poi alla fine, gira che ti rigira, sarà sempre un "se cadi rialzati e rimettiti a correre", ma riprendere a macinare chilometri con le ginocchia sbucciate non è mai piacevole. Ok cadere, ma occhio a come cadi, insomma.

Ieri il Cagliari è caduto malissimo, e per poco non ci rimetteva l'osso del collo. Cinque gol son già una bella mazzata di loro, figuriamoci se conditi da una partita in casa in salsa napoletana: boccone indigesto servito (e del resto si giocava alle 12.30).

Indigesto per i giocatori, per lo staff tecnico, per la dirigenza, per i tifosi. Qualcuno ha lasciato lo stadio anticipatamente (parlando di tifosi), qualcuno addirittura non si è manco presentato allo stadio (parlando di giocatori). Una squadra senza mordente è scesa in campo (sì, giuriamo, ci son immagini che lo provano) in quella che sarebbe dovuta essere la sfida dell'anno e si è prestata a fare da sparring partner per l'allenamento del Napoli, che ha sbloccato, raddoppiato, controllato e scherzato. Cinque gol che sarebbero potuti essere anche sei o sette, tanto per dare un'idea. Da mani nei capelli la distanza tra i reparti, con una autentica voragine tra difesa e centrocampo, quasi inquietante l'un, due, tre, stella e tutti fermi della difesa rossoblù ogni qual volta i partenopei bussavano in zona Storari.

Poi chiaro, son comunque venti punti in classifica e la salvezza e al sicuro e la zona retrocessione dista undici punti e una sconfitta ci poteva stare e a Napoli son bravi e belli e bla bla bla. Ma il punto è un altro. La storia di questa società è sin troppo gloriosa per essere mortificata da simili umiliazioni. Perché la storia si supera ma non va dimenticata. E allora ricordiamolo ancora una volta: ricordiamo ancora una volta quel ragazzo da Leggiuno che arrivò in Sardegna, indossò la maglia del Cagliari e non la tolse più. Era la numero 11 e le cucì addosso un tricolore che ancora vive.

Non permettiamo che si sbiadisca.

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