Oliveira: "Salvezza Cagliari molto possibile"

"I giocatori devono fare di più"

pubblicato il 25/03/2021 in Interviste da La Redazione
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La Redazione

Ieri era il suo 52esimo compleanno e questa sera Lulù Oliveira, grande ex bomber del Cagliari e tra i giocatori più rappresentativi della storia del club rossoblu, è stato ospite della trasmissione Il Cagliari in DIretta, in onda su Videolina, dove ha parlato del suo vecchio Cagliari e di quello di oggi, costretto a a dover convivere con l'incubo della retrocessione.

Ecco le sue dichiarazioni:

"Classifica Cagliari? È una situazione veramente pericolosissima, non avrei mai pensato di vedere la squadra così. Con la rosa che ha il Cagliari può lottare per obiettivi molto più importanti, secondo me è successo un po' un casino soprattutto con Di Francesco, perché c'era molto entusiasmo all'inizio per questo allenatore nuovo, molto bravo e intelligente, ma non è riuscito ad avere continuità al suo lavoro, prima giocava con un tipo di modulo e poi ha dovuto cambiare, anche se credo che la tattica non c'entra niente però, sono i giocatori che vanno in campo e possono fare molto di più di quello che fanno attualmente.

Cagliari realtà a cui sono più legato? Assolutamente, ho avuto un rapporto molto importante con tutto l'ambiente. Noi avevamo un capitano, Matteoli, che cercava di calmare le acque quando eravamo in difficoltà, andavamo a mangiare tutti insieme ogni settimana per unirci di più. Era anche un calcio diverso, il campionato italiano in quel periodo era il numero uno.

Primo giorno in Sardegna? Fu spettacolare, arrivarono anche giornalisti dal Belgio, la prima cosa che mi consigliarono era di andare a vedere il Poetto, perché era un posto veramente fantastico. Non conoscevo assolutamente la città, in Belgio si parlava solo di Juve, Inter e Milan. Quando sono andato al Poetto sembrava di essere in Brasile. Mi sono accorto subito della differenza con gli altri campionati, ho capito che dovevo cambiare atteggiamento. Spesso dopo gli allenamenti cercavamo di studiare alcuni movimenti in campo che alla fine mi sono serviti molto.

Mazzone? C'era Francescoli che mi aiutò moltissimo in quel periodo e mi ha aiutato con la lingua. Mi diceva che a Mazzone non piaceva il mio look, ma alla fine era un uomo molto buono, mi ha dato tantissimo anche se qualche volta abbiamo avuto qualche discussione. Un periodo dovevo firmare un contratto con una ditta di scarpe, mi mandarono allora delle scarpe molto appariscenti, faccio la partitella e quando finisce l'allenamento mi disse che non posso giocare con quelle scarpe perché i difensori mi vedono da lontano. Mazzone cercava qualcosa in me che alla fine sono riuscito a dare, dopo qualche panchina mi sono guadagnato il posto da titolare e non l'ho lasciato più.

Muzzi o Batistuta? Con Muzzi ho avuto un bellissimo rapporto, abbiamo avuto un feelong impostate. Con Bati quando sono andato a Firenze dopo un po' siamo diventati amici. Con Muzzi avevamo una grandissima intesa, eravamo in grande sintonia. I tifosi nel campo contano tantissimo, sono quasi il 50%, quando ti iniziano a motivarti le energie si moltiplicano.

Ho sempre avuto un bellissimo rapporto con Bruno Giorgi. Aveva un grande entusiasmo ed era capace di risolvere i problemi. Ci diede un'identità di gioco, arrivammo fino alla semifinale di Coppa Uefa contro l'Inter. Se l'avessimo incontrata in finale avremmo potuto vincere.

Allegri? Non avrei mai pensato che potesse diventare l'allenatore che è ora. Da giocatore era bravo, aveva un grande itro.

Esultanza del Falco? In quel periodo giocavo alla Fiorentina e Sandro Cois mi chiese di inventare un'esultanza particolare. Allora mi ricordai che da piccolo avevo una falco con mio papà, e allora per omaggiare mio padre, da dopo che segnai contro il Milan, esultai in quel modo.

All'inizio venni a Cagliari per sostituire Fonseca, era una qualcosa di pesante per me, ma sapevo che dovevo conquistare subito la tifoseria e ce l'ho fatta.

Ritorno a Cagliari? Fu un errore. Quando c'era Trapattoni a Firenze e Batistuta era al top mi disse di fare il terzino destro perché davanti non c'era spazio. Dopo un paio di giorni accettai per non finire fuori squadra. A fine stagione parlai col mister per sapere la mia situazione ma non volevo fare più il terzino, e allora mi allenavo senza motivazione, così quando arrivai a Cagliari non ero in forma e retrocedemmo. Tornando indietro non ripeterei questo.

Giocatore che mi assomiglia ora al Cagliari? Nessuno.

Il Cagliari si salverà? C'è grandissima possibilità, penso che è arrivato il momento per i giocatori di fare qualcosa in più. Il Cagliari ha uomini importanti per cercare di uscire da questo momento difficile. Non vuol dire nulla se il Torino è avanti, da adesso bisogna fare grandi paritite contro chiunque.

Il gol più bello col Cagliari? Ce ne ho due, sempre contro la stessa squadra. Contro la Juve al mio rientro da Firenze, che mi annullarono ma era regolare, e poi quello in Coppa Uefa".