Muzzi: "Per il Cagliari rinunciai alla Nazionale"

"I sardi sono come fratelli"

pubblicato il 04/02/2021 in Interviste da La Redazione
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La Redazione

Grande ex attaccante del Cagliari degli anni '90, oltre ad essere uno dei migliori marcatori della storia rossoblu, Roberto Muzzi è stato ospite della trasmissione Il Cagliari in Diretta, in onda su Videolina, dove ha parlato del suo vecchio club e del Cagliari di oggi.

Ecco le sue dicharazioni:

"Del Cagliari mi ricordo tutto. La gara migliore per me fu quella contro il Milan fuori casa, vittoria per 1-0 che ci permise di fare lo spareggio, dopo un'annata di sacrifici e risultati non buoni. Ci diede la possibilità di giocarci la Serie A. Quella retrocessione per me fu devastante, vedere la gente che piangeva, che però batteva le mani anziché insultarci. Rinunciai alla A e alla Nazionale di Maldini per Cagliari.

Cagliari era già la mia Nazionale, un popolo che mi ha dato tanto. Volevo riportarlo subito in A. Quello per il Cagliari è un amore che durerà per sempre, finché morirò. I sardi sono come fratelli, anche di più, mi sono stati sempre vicini nei momenti difficili, mi hanno accolto come un figlio. Devo tutto al popolo sardo per l'uomo e il giocatore che sono diventato.

Tecnio più simpatico? Mazzone.

Conti? Con Daniele ho sempre avuto un ottimo rapporto, gli consigliai di venire a Cagliari perché è una piazza che accoglie i giovani e i giocatori come lui. Mi assomigliava per temperamento e cattiveria, ero sicuro che avrebbe fatto la storia del Cagliari.

Nazionale? Ebbi l'occasione di andarci, ma preferivo stare col Cagliari. Poi c'erano dei grandissimi campioni in attacco, Vialli, Baggio, Mancini, Casiraghi, Signori. L'anno della retrocessione Maldini mi chiamò e mi disse di venire in A, ma volevo riportare il Cagliari su e così restai in Sardegna.

Com'è nato Bum bum Muzzi? È stato il magazziniere del Cagliari, Mario Manca, che faceva sempre Bum Bum Muzzi quando entravo negli spogliatoi. Per me lui è stato come un padre, mi ha dato tutto, mi stava vicino nei momenti difficili. Ero un ragazzino, con me lui è sempre stato gentile, metteva sempre una parola positiva, devo ringraziarlo per quello che ha fatto per me. È stato un punto di riferimento. Mi ha dato tutto l'amore che un ragazzo poteva volere.

Tabarez? Mi ha dato sicurezza e fiducia, ha subito creduto in me, mi ha fatto subito entrare nel gruppo e prendere fiducia delle mie doti. È stato veramente un maestro.

Di Francesco? È una persona squisita, gli piace il lavoro che fa, è molto serio, lavora 24 su 24. Per me è un ottimo allenatore, ci vorrà del tempo, mi piace molto. Situazione Cagliari? Penso faccia parte delle annate, ho visto la gara contro il Sassuolo, può succedere. Sono anni che iniziano un po' così, ma il Cagliari ha tutta la qualità e i giocatori per tirarsi fuori.

Lazio-Cagliari? Sara durissima. La Lazio ha ripreso a giocare come i mesi precedenti. È una squadra compatta, con qualità. Ma sono sicuro che il Cagliari farà una grandissima partita. 

In quale attaccante rossoblu mi rivedo? Joao è più tecnico di me, Simeone forse è un po' più lento, ma ognuno di loro ha qualcosa che avevo io.

Gigi Riva un giorno mi disse che gli assomigliavo, mi fece l'uomo più felice del mondo con questo complimento, fu come vincere sette coppe del mondo. Di Riva c'è n'è solo uno, lui resterà per sempre il re di Cagliari. Il gol più bello? Il gol contro il Piacenza in rovesciata, ma mi ricordo anche uno contro il Bari. Il primo se non sbaglio fu a Padova.

Oliveira? Gradissima amicizia , eravamo come i biscotti Ringo. È stato uno dei miei compagni preferiti, delle volte lo sento. 

Tornare a Cagliari? Dopo un anno a Udine avevo chiesto di tornare, per me la mancanza era troppo forte, per i tifosi, l'ambiente e la maglia. Non si poteva però perché costavo troppo. Per il Cagliari io farei tutto, anche il magazziniere".