Esposito: "Cagliari buonissima squadra, può tornare ad essere quella delle prime giornate"

"Per ossatura di gioco e calciatori in grado di fare la differenza"

pubblicato il 25/06/2020 in Interviste da La Redazione
Condividi su:
La Redazione

Mauro Esposito, ex calciatore del Cagliari, è intervenuto durante la trasmissione Stadio Aperto, ai microfoni di TMW Radio, parlando tra le altre cose anche del suo passato in maglia rossoblù. 

Ecco le sue parole, così come riportate da TMW:

"Facile segnare nel mio Cagliari? Posso smentire? Perché è vero che ho giocato con grandi campioni come Zola a Cagliari e Totti alla Roma, ma paragonare il livello delle due Serie A fa capire come la discesa sia notevole. Anche la Serie B allora era molto competitiva, e non voglio dire che oggi non sia un campionato di livello ma la A di quindici anni fa era molto più forte di quella odierna. Per questo ai giovani ragazzi dico che, se hanno una possibilità di fare i calciatori, devono sfruttarla.

Allenatori che mi hanno lasciato qualcosa? Giocando sette anni a Cagliari con Cellino presidente ho avuto la fortuna di avere avuto molti allenatori: devo molto a Sonetti, che fu bravo ed esperto a capire di dovermi cambiare ruolo da seconda punta ad esterno, dove ho fatto gran parte della mia carriera. Chi mi ha insegnato di più in campo però sono Spalletti e Ventura. Quest'ultimo ogni tanto lo sento e dico che il gioco di oggi con l'impostazione dei difensori e del portiere lui lo faceva già quindici anni fa.

Cagliari schiacciato dalle aspettative? Mi viene difficile dare un giudizio sulla loro annata. Partiamo dal presupposto che hanno una buonissima squadra, che avrebbe potuto lottare per qualcosa che va oltre alla semplice salvezza. Sono partiti alla grande, poi per due mesi abbondanti un calo incredibile. Da fuori è difficile giudicare, ma possono tornare a fare come nelle prime dieci giornate per ossatura di gioco e calciatori in grado di fare la differenza.

Zola e Totti? Giocando con questi due campioni, ho capito perché lo sono diventati. Sia Zola che Totti erano giocatori che venivano al campo due ore prima, cosa che ad esempio non fanno i giovani di oggi. Finito l'allenamento, erano gli ultimi ad andarsene perché curavano ogni minimo particolare. Volevano vincere sempre, anche le partitelle: ricordo le volte in cui Zola si incazzava... Di carattere sono due silenziosi ma bastava guardarli e ti caricavi tu stesso. Lo stesso Totti non veniva a caricarti con le parole, bastava un suo "daje", perché lo vedevi mettersi a piena disposizione del gruppo. Non arrivi all'età in cui hanno smesso, ricordo che Zola venne a fine carriera, in Serie B, facendo poi due campionati eccezionali. Se non sei professionista, a 37 anni non giochi così".