Riva: "Il nostro Scudetto la gioia più grande della mia carriera"

"Un sogno meraviglioso"

pubblicato il 07/04/2020 in Interviste da La Redazione
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La Redazione

Gigi Riva, la cui persona non ha bisogno di presentazioni, ha rilasciato una bella intervista all'ANSA in cui ricorda alcuni succosi aneddoti della stagione 1969/70.

Ecco le sue parole, così come riportate da sport.tiscali.it:

"Lo scudetto? Il ricordo più bello della mia storia di calciatore. Il mattino successivo a quella partita è stato forse ancora più bello. Bello perché dopo il Bari ci sembrava di sognare. Ma quando ci siamo svegliati ci siano davvero resi conto di quello che avevamo fatto. L'abbiamo capito solo allora. Era lunedì: non c'era allenamento, ma con la squadra e Scopigno, che la sera doveva partire a Roma, ci siamo trovati all'Amsicora. Vuoto, mentre 24 ore prima era stracolmo. Lì, nel silenzio, ci siamo guardati in faccia. E abbiamo realizzato che era tutto vero.

Non ne parlavamo mai, noi giocavamo tranquilli. Ma pur rendendoci conto che stavamo andando veramente forte continuavamo a fare finta di niente, era il nostro modo di vivere quel momento.

Cagliari-Bari? Di solito non parlava mai (Scopigno n.d.r.) con la squadra prima della partita. Quel giorno però fece un'eccezione. Con calma ci disse: ragazzi, siete arrivati sino a questo punto. Vedete un po' voi cosa dovete fare.

Avevo passato la notte insonne? In realtà prima di ogni partita non riuscivo mai a dormire. Anche quella notte fu così, volevo riposare ma non ci riuscivo.

Avevamo l'appuntamento con i compagni come al solito al ristorante Corallo, poi ci siamo avviati verso lo stadio. Si avvertiva che c'era qualcosa di speciale, ma eravamo tranquilli. Io, nonostante la notte insonne, stavo bene, mi sentivo carico. Mi ricordo un pubblico spettacolare, migliaia di persone che chiedevano una sola cosa. La verità? No, non eravamo nervosi. Abbiamo fatto la nostra solita partita con la nostra solita mentalità. L'abbiamo condotta senza intoppi e sorprese. E sono arrivati i gol.

Lazio-Juventus in contemporanea? Noi non stavamo pensando ad altro che a giocare e vincere, non ci importava sul momento di quello che succedeva altrove. Ma come stavano andando le cose tra Lazio e Juventus lo capivamo dalla panchina e soprattutto dal rumore che faceva il pubblico".

La fine? È stato come un sogno, ci abbracciavamo tutti e ci riabbracciavamo. Eravamo una sola cosa, chi giocava e chi giocava di meno. Quando siamo scesi negli spogliatoi c'era Scopigno in lacrime. E il pubblico era in estasi. Io penso che nessuno di quelli che era lì quel giorno, possa mai dimenticarsi di quello che è successo in quella partita.

"Una festa piena di gioia, bella anche perché i tifosi del Cagliari si comportarono splendidamente. A noi sembrava di vivere un sogno, in quel momento non ci rendevamo conto di nulla. Andammo a cena, poi finimmo la serata a casa di Arrica. Lo scudetto a Cagliari, qualcosa di incredibile.

Avevamo mai pensato alla vittoria? No, anche quando le cose stavano andando bene era un pensiero lontano dalla nostra immaginazione. Io ero solo un ragazzo che arrivava da Leggiuno, lontanissimo, per giocare in serie B. Siamo saliti in A, ma lo scudetto era qualcosa di impensabile. Non preventivato, nemmeno quando è iniziata la stagione che ci ha portato al primo posto. E invece lo scudetto è arrivato. Una soddisfazione immensa conquistata grazie al nostro carattere e al nostro temperamento. Un campionato che abbiamo meritato di vincere. Indimenticabile"