Tutto il dolore di Renato Copparoni per l’amico Roberto

L’ex portiere rossoblù Renato Copparoni ricorda tra dolore e aneddoti l’amico e compagno Roberto Dore

pubblicato il 12/12/2013 in Interviste da Andrea Piras
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Andrea Piras
Renato Copparoni

Un sentito e addolorato ricordo di Roberto Dore viene gentilmente offerto al nostro quotidiano dall'ex portiere del Cagliari Renato Copparoni, che ricorda il compianto “collega” prima come calciatore, poi come uomo, umile ma determinato, serio ma allo stesso tempo ironico:

“Il primo ricordo che ho di Roberto è quello di un ragazzo delle giovanili del Cagliari, dato che lui è molto più giovane di me: io sono del ’52, lui del ’60, sono otto anni di differenza. E ricordo che già da allora si metteva in bell’evidenza, tant’è che per lui tutti prospettavano un futuro roseo, come poi effettivamente è accaduto. Ha fatto un bellissimo esordio in serie A col Cagliari, poi è andato a maturare in serie C alla Pro Patria, nel 1983. Allora io militavo nel Torino, ed è proprio in quel periodo che lo rincontrai: ci vedemmo all’aeroporto di Milano poiché tornavamo entrambi in Sardegna dalle nostre famiglie, e lui in quel frangente mi espresse il suo dispiacere per essersene andato via da Cagliari; nel contempo, però, mi confidò anche che il suo sogno era di ritornare prima o poi in rossoblù. E così fu, dato che qualche anno dopo sarebbe davvero tornato al Cagliari a togliersi qualche soddisfazione, dimostrando di essere maturato e mettendo in mostra le sue qualità tecniche e fisiche di tutto rispetto. Poi è nuovamente partito verso altri lidi: Parma, Messina, Ternana. Insomma, ha avuto una carriera di tutto rispetto”.
 

Qual è l’immagine di Roberto alla quale è più affezionato? Come vuole ricordarlo?

“Ci siamo incontrati qualche anno fa, quando lui aveva da poco smesso di giocare a livello agonistico. Ma la passione per il calcio per noi ex giocatori è sempre viva e per questo, così come me, continuava a giocare nei tornei amatoriali: l’unica differenza è che non giocava più come portiere, bensì come attaccante! Al che io gli chiesi: “Roberto, ma com’è che sei diventato attaccante?” e lui, sorridendo, mi rispose: “Sai Renato, in carriera noi portieri ne abbiam presi tanti di gol: adesso è ora che mi diverta un po’ anch’io a farli”. Questo è un ricordo davvero indelebile. Come spesso accade, ultimamente era un po' scomparso dalla mente, ma quando succedono queste cose poi i ricordi riaffiorano vivi. E io voglio ricordarlo così, con questa immagine di lui spensierato, sorridente, ironico: una persona comunque seria ed umile, semplice ma determinata. Purtroppo ci ha lasciato all’improvviso, prematuramente e inaspettatamente: troppo giovane, tra l’altro stava bene, nulla faceva presagire una cosa del genere. Ma questo caro amico lo voglio ricordare con questa immagine spensierata e sorridente”.

La redazione del nostro quotidiano ringrazia Renato Copparoni per la disponibilità.