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ESCLUSIVA - Paolino: "In Sardegna due anni indimenticabili. Amo il Cagliari e i suoi tifosi"

L'ex attaccante rossoblù ai microfoni del nostro quotidiano

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Raffaele Paolino, per tutti “Lele”. Classe 1969, milanese ma con il sangue rossoblù che gli scorre forte ancora oggi nelle vene. Due indimenticabili stagioni con la maglia dei 4 mori, per lui e per i tifosi del Cagliari.

Due campionati a dir poco speciali, stampati nella memoria collettiva, e consegnati alla storia del club. Prima la promozione in Serie A del 1990, poi la storica ed incredibile salvezza della stagione successiva. Al timone, Claudio Ranieri.

Abbiamo piacevolmente scambiato quattro chiacchiere con “Lele”, ecco le sue parole.

Anzitutto, di cosa si occupa oggi Raffaele Paolino?

“Lavoro in un ufficio che si occupa di moda”.

A Cagliari due stagioni intense e ricche di emozioni e soddisfazioni. La banda Ranieri conquista la promozione in Serie A, poi la stagione successiva raggiunge una miracolosa salvezza nella massima serie.

“Sì, fu una promozione storica che arrivò dopo quella in Serie B, mentre in precedenza il Cagliari passò degli anni molto tristi e difficili. Fu una cavalcata meravigliosa a cui nessuno credeva, all’inizio della stagione neppure noi. Ranieri ebbe il merito di credere nei giovani, in me come in Provitali, Cappioli, Rocco, Greco, il compianto Pisicchio, Festa e creare così un mix con i più anziani, vedi Ielpo, Valentini, il capitano Bernardini, De Paola, Cornacchia e Giovannelli. Creammo un grande gruppo, trascinammo il pubblico dalla nostra parte. Ricordo il Sant’Elia sempre pieno, infine la meravigliosa festa della promozione”.

Nel Cagliari hai giocato al fianco di campioni del calibro di Matteoli e Francescoli. Sensazioni e ricordi?

“Sì vero, in particolare Francescoli. È il più grande calciatore che abbia mai visto da vicino, per me una leggenda. Arrivava dall’Olympique de Marseille. Un ragazzo di un’umiltà incredibile”.

Tu e Provitali: che coppia di attaccanti!

“Prima di tutto eravamo due grandi amici. Vivevamo insieme, giocavamo l’uno per l’altro, senza invidia da parte mia che spesso giocavo per far segnare “Bibi””.

Il pubblico e la gente di Cagliari ti ricorda sempre con grande affetto. Che sentimenti hai verso i tifosi rossoblù?

“Il pubblico di Cagliari è ciò che più mi è rimasto dentro. Li amo e amo il loro affetto. Senza il loro supporto non saremo riusciti a salire in A”.

Un tuo pensiero sul Cagliari di Rastelli

“E’ una squadra non spettacolare ma concreta, ed è ciò che serve per risalire immediatamente in Serie A”.

Si dice che sei rimasto un grande tifoso del Cagliari, è vero?

“Sì, vero. Tifo Cagliari, il rossoblù mi è rimasto nel cuore. l’Inter viene dopo”.

Arrivasti qui piangendo e andasti via piangendo…

“Piangevo perché arrivavo da una grande squadra. Poi però andai via piangendo e piansi per un anno intero, tanto era grande il dispiacere di non giocare più nel Cagliari”.

Hai mantenuto contatti con i compagni di squadra di allora?

“Mi sento con Pulga, Festa, Cornacchia, Provitali e Rocco. Resta il fatto che a Cagliari ho lasciato parte di me, sarebbe un sogno poterci tornare”.

 

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