Cagliari, il giocattolo ad intermittenza: il coltello tra i denti solo per vendetta?

Prova negativa dei rossoblù a Como che sottovalutano l’avversario e non agganciano la vetta. La sete di vittoria vista contro il Brescia è clamorosamente venuta meno

pubblicato il 21/04/2016 in Approfondimenti da Andrea Matacena
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Andrea Matacena
2015

Avete presente quando un bambino compra un bel giocattolo, lo porta a casa, inizia a giocarci, ma scopre, dopo un po’ di tempo, che non funziona bene e che si accende e si spegne ad intermittenza? Ecco, ora pensate al Cagliari, una squadra che potenzialmente avrebbe potuto “ammazzare” il campionato ma che al contrario, da quando è iniziato il girone di ritorno, alterna prestazioni ottime (poche) a partite mediocri (tante).

Insomma, un Cagliari che si accende e si spegne, che convince e strappa applausi dopo aver rifilato un 6-0 al Brescia, ma che delude la partita successiva, contro un Como, di fatto, già retrocesso. È vero che nel calcio non sempre vince la squadra più forte, altrimenti non sarebbe lo sport più seguito al mondo. Ma viene difficile giudicare la prestazione che si è vista martedì sera, dopo aver elogiato Rastelli e i suoi ragazzi pochi giorni prima.

L’assenza dei due brasiliani, Joao Pedro e Farias, anche se importanti, non possono essere un alibi. Il Cagliari ha sbagliato l’approccio alla gara, come spesso è accaduto quest’anno. Ha sottovalutato un avversario, il Como, che ha sempre dimostrato in questo campionato di potersela giocare con chiunque, nonostante l’ultimo posto in classifica. La vittoria contro il Brescia avrebbe dovuto ridare al Cagliari più fiducia, più consapevolezza dei propri mezzi. Questo invece è venuto clamorosamente a mancare.

Come mai col Brescia i giocatori sono scesi in campo con il coltello tra i denti, e con il Como no? Forse per “vendicare”, sportivamente parlando, l’infortunio di capitan Dessena?

Analizzando tutto il girone di ritorno, viene da pensare che il problema di fondo stia proprio nell’approccio sbagliato alla gara, o meglio, alla mancanza di motivazioni dei giocatori. Troppe volte è finito Rastelli sul banco degli imputati. Spiace dirlo, ma c’è la sensazione che alcuni dei giocatori, quando scendono in campo, spesso non danno quello che invece dovrebbero dare.

Per quanto riguarda Como, il tecnico ha davvero poche responsabilità. Tra l’altro, lo stesso Rastelli, alla vigilia della partita, aveva messo tutti in guardia, dichiarando che:

“Il Como è una squadra gagliarda che venderà cara la pelle. Non sarà una gara semplice. Noi dovremmo essere più agguerriti di loro”.

Si poteva e si doveva fare di più. L’occasione per agganciare il Crotone era davvero ghiotta e, chissà, forse potrebbe non ricapitare.

In serie B, finché si vince può anche andarti bene. Ma la serie A è tutta un’altra cosa. E come ha fatto capire lo stesso presidente Giulini, saranno confermati solo coloro che se lo sono meritati.