In bilico, menomati, e in trasferta nessuno peggio del Cagliari in Europa. Ecco i numeri

Il Cagliari è in profonda difficoltà, impietosi, numeri e statistiche suonano l’allarme

pubblicato il 20/02/2014 in Approfondimenti da Alessio Masala
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Alessio Masala

A leggere i freddi numeri dei primi due mesi dell’anno sembrerebbe che i rischi di finire invischiati nella bolgia infernale siano concreti, a meno di invertire la tendenza, come spesso è accaduto alla squadra nei momenti più bui. La confusione che regna in società in questo periodo lascia però temere il peggio, coi giocatori che sembrano distratti e senza nerbo, con le voci vere o presunte che siano di una cessione agli arabi, e un presidente assente e più con la testa in Inghilterra che sui problemi isolani.

Doveva essere un campionato più che tranquillo, considerando una rosa a disposizione di Lopez più che dignitosa per finire nella parte sinistra della classifica, una batteria di attaccanti invidiata da mezza serie A, e un torneo abbastanza mediocre per quanto riguarda le forze generali di almeno metà delle ventidue iscritte. Invece il Cagliari è riuscito a complicarsi la vita, perdendo alcuni pezzi importanti durante il cammino (vedi Ariaudo, Agazzi e soprattutto Nainggolan), restando privo di valide alternative ai titolari, come si è visto col Livorno, dove è bastata l’assenza di Astori per fare acqua da tutte le parti in difesa.

A centrocampo c’è lo stesso problema, e ora che Conti mancherà per due domeniche, chi lo sostituirà degnamente? In passato la sua assenza veniva ovviata con l’arretramento di Nainggolan, ma ora neppure quest’ultimo c’è più, quindi non resta che incrociare le dita aspettandoci in campo Eriksson e/o Cabrera e sperare che facciano bene.

Tralasciando i nomi e tornando a parlare di numeri, sono quelli che preoccupano di più. Il Cagliari ha infatti un attacco a dir poco anemico (alla faccia degli attaccanti invidiati da mezza Italia!), e l’avere con 22 reti realizzate il terzo peggior attacco di tutta la serie A (peggio hanno fatto solo Catania e Chievo) non è un fatto che alimenta i migliori auspici. Se poi andiamo a vedere quanti gol si sono fatti in trasferta, il Cagliari non ha eguali, né in Italia, né nei principali campionati d’Europa: appena quattro le reti segnate, e nessuno segna più fuori casa dal lontano 3 novembre dell’anno scorso, quando Conti realizzò il punto della bandiera a Verona. Tre mesi senza segnare neppure una rete cominciano a diventare onestamente troppi. Senza parlare del fatto che si rischia, dopo 14 anni dall’ultima volta, di chiudere il campionato senza vittorie esterne. Ciò accadde infatti nella stagione 1999/2000, e non c’è bisogno di ricordare come andò a finire quel campionato: chiunque è autorizzato a fare gli scongiuri del caso.

Preoccupano anche gli scontri diretti, dove i rossoblù sono in svantaggio con Bologna, Udinese, Atalanta, Sampdoria e Livorno e in vantaggio (per ora) solo con Catania e Genoa. Anche quando si è vinto (appena 5 in tutto il campionato), non si è mai andati oltre il gol di scarto, mettendo a dura prova le coronarie dei tifosi, come contro Catania, Genoa e Torino, quando è stato necessario arrivare in zona Cesarini per superare l’avversaria, spesso in rimonta.

Che dire dopo tutto ciò? Che i tifosi cagliaritani cominciano a preoccuparsi, anche perché nell’ultimo periodo si è assistito ad una involuzione del gioco della squadra, che dopo la sessione di gennaio è apparsa indebolita.

Molto spesso negli anni passati la primavera ha fatto sbocciare le rose rossoblù e ne sono derivate delle rimonte in classifica. Non ci resta che attendere. E sperare che il vero Cagliari non sia quello del 2014.