Pressione, maledetta pressione?

Le troppe aspettative orbitanti intorno al Cagliari, stanno influendo in negativo. A Rastelli il compito di intervenire

pubblicato il 12/04/2016 in Approfondimenti da Andrea Matacena
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Andrea Matacena
2015

Dall’umiltà alla consacrazione, per poi passare dalla superbia all’insicurezza. Si potrebbe riassumere così, il campionato del Cagliari a sette giornate dalla conclusione. Partito bene nella prima parte dell’anno, con uno straordinario girone d’andata, ora la squadra guidata da Massimo Rastelli non incanta più come prima.

Tanti i fattori che hanno portato a questa clamorosa involuzione. Ora, non stiamo qui a elencarli uno ad uno. Di sicuro Rastelli, nel post gara di Ascoli, è stato chiaro:

“Ci stiamo complicando la vita per le troppe pressioni e le troppe critiche rivolte alla squadra nell’ultimo periodo. Se vinci comunque non va bene perché giochi male, oppure è il Crotone che gioca meglio. Alla gente di Cagliari non devo dire niente, devo lavorare e cercare insieme ai miei giocatori di fare quadrato, senza ascoltare le critiche che pioveranno in settimana”.

Ecco qui, la pressione. Maledetta pressione. In effetti Rastelli ha (parzialmente) ragione. Le troppe aspettative stanno ultimamente penalizzando l’andamento del Cagliari, in vera e propria caduta libera. Così come pesa l’obbligo morale di vincere il campionato da primi in classifica, con un Crotone che vola sempre più in alto.

Ciò non toglie che Rastelli sapeva bene a cosa andava incontro, quando ha accettato in estate di venire a Cagliari. Era logico che, dopo undici anni consecutivi in serie A, la squadra avrebbe avuto tutti i riflettori puntati addosso.

Un contesto completamente diverso da quello che si è avuto nella promozione 2003-04, con Edi Reja in panchina, quando i sardi venivano da ben tre stagioni anonime di cadetteria. Ma un ambiente molto simile a quello che si era creato con Giampiero Ventura nel 97-98, quando l’attuale tecnico del Torino prese la squadra appena retrocessa. Una tifoseria esigente, che pretendeva l’immediato ritorno in massima serie. Proprio come quest’anno.

C’è la sensazione che il Cagliari, da quando ha iniziato il girone di ritorno, si senta in un certo senso appagato, come se avesse già conquistato matematicamente la serie A. Ma ultimamente, questo senso di appagamento si è trasformato in timore, ansia, o meglio, insicurezza, con la pressione a fare da contorno.

E qui magari, si potrebbero spiegare le ultime due sconfitte contro Spezia e Ascoli, ma anche la precedente vittoria, in extremis, a Modena, con un Cagliari che preme sull’acceleratore negli ultimi dieci minuti della gara.

Ora però il tecnico deve fare qualcosa. La pressione c’è, come c’era lo scorso anno con Zeman, Zola e Festa. E ci sarà fino al termine di questo campionato. Ma questo si sapeva dal mese di luglio, da quando la squadra ha incominciato a sgambettare in quel di Aritzo.

Rastelli dovrà toccare prima di tutto sulle corde motivazionali dei giocatori. Quello è il primo passo, perché il resto viene da sé. E il Cagliari ha tutte le carte in regola per risollevarsi e dimostrare tutto il suo potenziale.

Bisogna ridare fiducia ad una tifoseria che, anziché entusiasmarsi per un pronto ritorno in serie A, si sta spaccando sempre di più.