Cagliari, dov’è la vera identità?

Rossoblù senza un gioco convincente: sorgono i primi dubbi

pubblicato il 19/10/2015 in Approfondimenti da Marco Zucca
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Marco Zucca

“Un brutto sogno, è stato solo un brutto sogno”. Così avranno pensato i giocatori del Cagliari e il mister Rastelli domenica mattina appena svegliati. Perché la squadra vista sabato a Novara, in particolare quella del primo tempo, è stata troppo brutta per essere vera, troppo brutta per essere la decantata vincitrice del campionato cadetto, troppo brutta per puntare con decisione alla Serie A. Nessun tiro sullo specchio della porta, nessuna trama convincente.

Sorge spontanea una domanda: “Dopo 8 giornate, dov’è la vera identità dei rossoblù?”.

Probabilmente è ancora nascosta. In parte si è ammirata nelle roboanti uscite casalinghe, ma è entrata in letargo in maniera preoccupante in occasione delle uscite esterne.
A Terni è giunto un pareggio in extremis, ma assolutamente meritato per i valori espressi dai rossoverdi nel corso della gara; a Chiavari un rigore generoso e un briciolo di buona sorte hanno regalato i tre punti; a Pescara l’ingenuità di un singolo, che ha lasciato i compagni in dieci, ha compromesso sin dalla prima frazione il risultato; e a Novara la spina è stata staccata per i primi 45 minuti, salvo provare a recuperare troppo tardi e con poche idee.

Il gioco della compagine sarda latita, eccome. Ci si domanda, francamente, se in allenamento nel corso della settimana mister Rastelli chieda soltanto di far circolare palla o vengano provati dei veri e propri schemi. E non parliamo di quelli, già visti in partita, sui calci piazzati. La risposta del tecnico arriverà nella prossima conferenza stampa, almeno ci si augura.

Che a Cagliari si sia formato un gruppo solido non vi è alcun dubbio, anzi questo è uno dei tasselli fondamentali per costruire qualcosa di importante. Ma affinché giungano i risultati auspicati occorre che l’affiatamento che si palesa fuori dal terreno di gioco si manifesti anche in campo. Contro il Novara non si è vista alcuna trama di gioco. Merito anche dell’aggressività avversaria, per carità. Ma l’impressione è che i giocatori più forti, i quali hanno spesso risolto anche le precedenti partite, vogliano strafare, dimenticando che a calcio si gioca in undici, e non singolarmente. Farias, Melchiorri, Joao Pedro, giusto per citarne alcuni, hanno più volte in terra piemontese cercato la giocata individuale, piuttosto che dialogare tra di essi.

Che già da sabato prossimo, contro il Trapani al Sant’Elia, si cambi mentalità.

SOS identità: Cagliari, ritrovala al più presto, insieme al bel gioco.