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L'altalena di Diego

Farias, quando l'incostanza supera il talento

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Questa è la storia di Diego Farias, il ragazzo sull'altalena. Quel giocatore che un giorno è il dribblomane che ogni squadra vorrebbe, quello che prende la palla e la fa scomparire, e il giorno dopo è un irritante solista che si è scordato il pezzo, un calciatore che gioca da solo e pure male, perdendo una marea di palloni e facendo indisporre chiunque lo osservi. Prendiamo le ultime partite.

Dal ritorno del boemo Farias ha giocato tutte e quattro le partite. Nelle prime due, con Empoli e Milan, il brasiliano pareva essere un giocatore ritrovato, un funambolo in grado di fare la differenza e di spaccare le partite. Uno dei migliori in campo contro i toscani, forse il migliore contro i rossoneri, partita nella quale ha realizzato anche un gran gol. Poi è arrivata la Lazio e l'impegno di Genova. In queste due partite il verdeoro è andato al di sotto della sufficienza, giocando pessime partite.

Si è spesso incaponito in giocate un po' testarde e fini a sé stesse. Il risultato si è visto, perché il Cagliari ha perso tanto in pericolosità offensiva. Non dimentichiamo infatti che le due ali sono fondamentali nel 4-3-3 di Zeman e le trame d'attacco del Cagliari dipendono molto, inevitabilmente, anche dai colpi di Diego.

Che a volte sa essere un'ira di Dio, altre si scorda del talento che possiede ed allora la conclusione non può essere che questa. Anche perché, purtroppo per i rossoblù, quest'anno Farias si è ricordato poche, troppe poche volte, di quante doti gli abbia fornito Madre Natura. 

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