Azzardo Barella?

Lanciare il 18enne ora sarebbe un azzardo, ma forse vale la pena compierlo

pubblicato il 09/04/2015 in Approfondimenti da Luca Neri
Condividi su:
Luca Neri

Si era presentato all'esordio da titolare in rossoblù con la faccia sfrontata di chi sa di avere talento da vendere, di chi sa che il Dio del calcio ha guardato verso giù sin dal primo momento in cui indossò i primi scarpini. Nicolò Barella aveva mostrato sin da subito di che pasta fosse fatto, qualità sì, ma anche tanta tanta quantità, cattiveria, che lo ha portato a ruggire anche al cospetto di veterani della Serie A.

Curiosamente, a lanciarlo fu Zola e non Zeman, l'allenatore che, per definizione, ama di più spedire alla ribalta ragazzi di belle speranze. Oggi è difficile che Nicolò possa rivedere il campo da qui alla fine del campionato, vuoi per abbondanza di centrocampisti, vuoi per la situazione drammatica dei rossoblù che impone elementi di esperienza a guidare la squadra. Ma siamo sicuri che uno come lui non meritasse qualche minuto in più? Già nel match di Coppa Italia contro il Parma non aveva sfigurato, mostrando una personalità notevole.  In più il ragazzo ha 18 anni, giovanissimo ma non più un bambino.

A quest'età, in un altro campionato, il talento è già in vetrina, in campo. Ma si sa, l'Italia non è un paese per giovani. Fatto sta che se Barella si chiamasse Barellinho oggi avrebbe disputato almeno dieci partite in Serie A, per colpa di quell'esterofilia che caratterizza la mentalità del nostro campionato: il ragazzino brasiliano è un fenomeno, il coetaneo italiano cresciuto nel proprio vivaio è acerbo, nonostante in molti lo definiscano un predestinato, uno su tutti Gianfranco Metteoli.

Ma in un momento così difficile, in cui il centrocampo annaspa e si cercano soluzioni di ogni tipo, sarebbe così inopportuno tentare l'azzardo Barella? Sarebbe un suicidio schierare un potenziale fuoriclasse?