Zeman-Pioli, maestro contro allievo: un duello a suon di 4-3-3, gol e spettacolo

Al Sant’Elia, sabato pomeriggio, sarà il settimo incrocio tra il boemo rossoblù e il tecnico biancoceleste

pubblicato il 03/04/2015 in Approfondimenti da Pietro Piga
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Pietro Piga

Cagliari-Lazio non sarà solo la sfida tra una squadra che dovrà lottare con il coltello tra i denti fino alla fine per conquistare la permanenza nella categoria e un’altra che sogna il ritorno in Champions League a distanza di otto stagioni (l’ultima nell’annata 2007-2008), ma anche e soprattutto tra i due condottieri in panchina: Zdenek Zeman e Stefano Pioli.

Zeman romanista è una ferita che molti laziali, che lo avevano accolto come il profeta nel 1994, ancora non hanno rimarginato. Quella Lazio arrivò seconda in classifica con i gol di Signori, le prodezze di Rambaudi e Boksic, poi un terzo posto l’anno successivo, la vita al Fleming quartiere storicamente biancoceleste.

L’esonero del gennaio del 1997 dopo aver lanciato Nesta, Di Vaio e Nedved, non lo ha mai digerito tanto da attraversare il Tevere e passare dall’altra parte. Lui che aveva definito il “derby una partita come le altre” perdendo 3-0 dal trasteverino Mazzone, sulla panchina giallorossa.

E, da quel momento, anche quelli che avevano raccolto le firme per spingere Cragnotti a non esonerarlo, hanno cominciato a mal sopportare quell'innato amore per Totti. Quattro derby su quattro persi contro Eriksson lo avevano reso nuovamente simpatico ai laziali che pero, nonostante la seconda esperienza romanista di tre anni fa, non sono mai riusciti ad odiarlo. Perché Zeman è Zeman, tecnico idealista a volte un po’ troppo offensivo, ma comunque portatore sano di un calcio divertente.

A volte per gli altri, ma pur sempre spettacolare.

Sabato pomeriggio ancora 4-3-3, dogma irrinunciabile, Cagliari all’assalto per cercare punti salvezza. Nessuna deroga allo spartito anche perché l'interregno di Zola ha prodotto più danni che miglioramenti. Pioli si è sempre ispirato a quel modulo che, come ha codificato il tecnico boemo, è “quello che copre meglio il campo di gioco”. Alcune scelte iperoffensive di Pioli ricordano lo Zeman laziale anche se poi da buon difensore, l’allenatore dei capitolini ha trovato una sintesi che ha permesso alla sua squadra di subire solo una rete nelle ultime sei partite.

Quello di sabato pomeriggio al Sant’Elia, sarò il sesto incrocio tra i due allenatori che, come dimostrano le precedenti cinque gare, con le proprie formazioni fanno divertire il pubblico con tanti gol e spettacolo. Basti pensare all’andata, quando i rossoblù, passati in svantaggio addirittura di tre reti dopo 26’ del primo tempo, riuscirono a realizzare due marcature, perdendo però per 2-4 all’Olimpico.

Nelle precedenti sfide, targate 2012-2013, quando il boemo era alla guida della Roma e il tecnico emiliano a quella del Bologna, furono ben 11 le reti complessive tra andata e ritorno. Nella Capitale finì 2-3 per i rossoblù di Pioli, mentre al Dall’Ara la contesa terminò con un pirotecnico 3-3. Il primo incontro tra i due, però, risale al campionato di Serie B 2003-2004. Era il 14 ottobre 2003 quando la Salernitana dell’attuale allenatore della Lazio e l’Avellino di Zeman, nel sentitissimo derby campano, si diedero battaglia: all’Arechi si imposero i granata per 1-0; al Partenio, invece, furono i Lupi a conquistare i tre punti con un 2-1. Sempre nel torneo cadetto, stagione 2005-2006, il Modena di

Pioli (che perse poi la semifinale playoff per la promozione in Serie A contro il Mantova) si sbarazzò del Brescia di Zeman per 2-1.

Sarà ancora una volta Zeman contro la “sua” Lazio, contro il suo passato che poteva essere diverso senza quell’esonero. Non ci sarà spazio per i sentimenti: conta solo il

Cagliari, ma Pioli vuole fare un altro scherzo al maestro per sognare la coppa dalle grandi orecchie.