Cagliari, tutti i nodi da sciogliere per la salvezza

Ecco i punti da cui si può ripartire

pubblicato il 11/02/2021 in Approfondimenti da Michelangelo Corrias
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Michelangelo Corrias
2021

La salvezza non è mai apparsa così distante come adesso. Il Cagliari non vince una partita da novembre, in questo inizio del 2021 è stata la squadra che ha fatto meno punti, soltanto uno, contro il Sassuolo, su 7 partite. Eppure il Torino, quartultimo, è a solo +1 dai sardi, che però devono sbrigarsi a rimettersi in carreggiata se non vogliono retrocedere.

La permanenza in Serie A dovrà passare da diversi fattori. Prima di tutto quello mentale. La testa non c'è, è evidente, altrimenti non si sarebbero buttati così tanti punti, vedi Spezia o Sassuolo all'ultimo, oppure in gare fondamentali come quelle contro Fiorentina e Genoa. Perché i giocatori ci sarebbero per fare un campionato quantomeno dignitoso. Ma se manca la mentalità, ecco che diventa tutto più difficile.

Se non c'è mentalità, non c'è neanche fame. Il Cagliari non morde mai veramente l'avversario, e non è una questione di grandi o piccole. Perché come contro la Lazio, dove bisognava capitalizzare quelle poche occasioni costruite, anche contro club come Parma o Udinese si è scesi un campo troppo morbidi, se non molli, portando via un pari senza infamia né lode, giocando una gara piatta. E questi sono punti che adesso pesano tantissimo. Fame e mentalità dunque, questi sono i principi da cui ripartire.

Entrando poi nello specifico del discorso tattico, si prendono sempre troppi gol e se ne segnano sempre meno. I rossoblu sono passati dall'avere una media di 2 reti a partita a realizzarne uno nelle ultime cinque. Invece, la difesa è una delle peggiori della Serie A con 39 gol subiti: solo il Crotone ultimo in classifica con 50 gol incassati e Parma, Torino e Benevento, tutti e tre a 41, hanno fatto peggio. Il reparto arretrato è sempre stato il problema cronico di questa squadra: troppe amnesie, eccessivi errori dei singoli, paura mista a inesperienza. Con il passaggio alla difesa a 3 e l'arrivo di Daniele Rugani si spera possa cambiare qualcosa, perché ora bisogna pensare innanzitutto a non prenderle.

Poi l'attacco, che sembra essersi eclissato. Solo Joao Pedro qualche volta si iscrive al tabellino dei marcatori, con i suoi 11 gol in campionato, ma non basta. Simeone non segna da ottobre, e dopo il Covid non è più lo stesso. Pavoletti aveva iniziato bene, con quel gol di tacco allo Spezia per poi rispuntare con una zuccata delle sue contro il Benevento, ma alla fine si è spento pure lui. Neanche Nainggolan per ora sta dando la scossa sperata, con una condizione che è ancora da ritrovare. Di Francesco dovrà continuare a lavorare su questi due reparti per far ripartire i suoi ragazzi. A parole però è tutto facile.