Come cambia il Cagliari (tatticamente e nelle scelte) dopo il calciomercato

Tra modulo e titolari: il punto

pubblicato il 03/02/2021 in Approfondimenti da Michelangelo Corrias
Condividi su:
Michelangelo Corrias
2020

La sessione di mercato invernale ha portato diversi colpi tra le fila del Cagliari: Asamoah, Nainggolan, Duncan, Calabresi, Deiola e Rugani. Tre acquisti per il centrocampo, due per la difesa e un jolly che risponde al nome del ghanese ex Juve e Inter.

Con l'arrivo del Ninja i rossoblu hanno cambiato modulo, passando dal 4-2-3-1 al 4-3-2-1, con il belga che agisce da trequartista insieme a Joao dietro l'unica punta. Nainggolan è il leader tecnico e spirituale di questa squadra, come nella scorsa stagione: ci si affida prevalentemente a lui per uscire dalle sabbie mobili della zona retrocessione.

Poi c'è Duncan, arrivato per sostituire Rog, out per il resto del campionato causa rottura crociato. L'ex Fiorentina è una mezzala di qualità e quantità pronta a fare da spalla a Marin e Nandez a centrocampo. Con lui la mediana dovrebbe acquistare più equilibrio, nonostante il numero 32 si debba ancora adattare ai meccanismi di Di Francesco.

Il ritorno di Deiola invece sarà importante per coprire le partenze di Caligara e Oliva, così da non rimanere troppo scoperti e non restare con la coperta corta in mezzo al campo. Il giocatore di San Gavino conosce già l'ambiente, quindi non avrà problemi a riprendere il ritmo. Arturo Calabresi invece è nuovo da queste parti, ma non c'è fretta: Zappa dovrebbe essere ancora la prima scelta, con il terzino di proprietà del Bologna che sarebbe la soluzione alternativa. Il Cagliari ora ha due laterali di ruolo per la fascia destra, perché prima Faragò era un adattato.

Infine il colpo a parametro zero Kwadwo Asamoah: un giocatore che deve riprendere il ritmo dopo oltre un anno di inattività, ma una volta recuperato appieno potrebbe essere davvero importante per la squadra. Prima di tutto per la sua duttilità, che gli permette di ricoprire più zone del campo. E poi per l'esperienza e la mentalità, che si spera possa aiutare a fare il salto di qualità.

Resta scoperto il ruolo del regista, visto che alla fine non è arrivato né Pulgar né Schone né nessun altro. A turno quindi uno tra i nuovi arrivati per il centrocampo o nuovamente Marin prenderanno le chiavi della cabina di regia. Non sarà semplice, ora sta a Di Francesco adattarsi con quello che ha. Che non è poco.