La piazza Cagliari e la grave ed errata percezione della misura e della realtà

Dall'ottima classifica alle sole sei sconfitte in venti gare, passando per l'accanimento nei confronti di nuovi capri espiatori ed una scomoda domanda finale

pubblicato il 21/01/2020 in Approfondimenti da Mario Siddi
Condividi su:
Mario Siddi
2020

Il Cagliari del centenario, alla prima di ritorno è una squadra attorniata da un ambiente sotto stress. Per una frangia cospicua di tifosi infatti, le ultime quattro sconfitte ed il pareggio di Brescia, sancirebbero già da ora (come una sentenza) il vero volto di una squadra inerme e rinunciataria.

Intransigenti nel dare colpe e di memoria fin troppo corta, i loro commenti via social, spesso al limite dell'insulto, non lasciano spazio a riflessioni costruttive.

Vale la pena dunque, per raffreddare gli animi e per chi avesse voglia di ragionare, esaminare alcuni aspetti specifici della stagione in corso, con la considerazione e l'equilibrio che meritano.

La classifica - Nessuno a inizio stagione avrebbe scommesso su un Cagliari sesto e con 30 punti a gennaio. E' stata una piacevolissima sorpresa e un grande motivo d'orgoglio. Già di per sé, quel qualcosa in più spesso invocato in passate stagioni e mai arrivato. Motivo per rilassarsi?

No di certo. Ma neanche per additare eventuali colpevoli per una mancata scalata verso le prime posizioni. O per infierire su una rosa che -per inciso- non è stata certo costruita in estate per questo obbiettivo dichiarato.

Le sconfitte - Ciò che brucia maggiormente ai “furibondi da tastiera” sono le quattro sconfitte di fila, lo sperpero del margine acquisito sulle inseguitrici e il calo fisico della squadra. Andargli a spiegare che tutto ciò, può essere anche lo scotto dei 13 risultati utili e delle energie spese, non basta comunque. Poco importa inoltre, se si è perso contro quattro dei più grandi club italiani: Lazio, Juventus, Milan (ed Inter in Coppa Italia). Nell'economia della valutazione, per i critici a prescindere, un avversario vale un altro ed un calendario beffardo non incide minimamente sul piano mentale della squadra.

I capri espiatori - Ogni stagione ha il suo. Pare che, dopo il pareggio contro il Brescia, il candidato principe si chiami Paolo Faragò. Dopo Cacciatore, Pellegrini e prima ancora Alberto Cerri infatti, ora è il turno del 24 laterale destro. Colpevole di un non meglio identificato basso rendimento al Rigamonti rispetto ai compagni, sarebbe per questo il responsabile numero uno della mancata vittoria sui lombardi. Poco importa il suo impegno, la sua duttilità, il suo gol al rientro dall'infortunio (fortemente voluto) e la sua serietà professionale. Da ieri sarebbe, per i web fans, tutto da mandare in soffitta.

L'allenatore - Mai entrato pienamente nelle grazie dell'intera tifoseria, anche Rolando Maran è soggetto ad aspre critiche. Detto che non è esente da errori, è vero anche che in certe gare (e non poche) ha avuto ragione su tutti: Castro a Napoli, Oliva titolare a Bergamo, Ragatzu e Cerri subentrati con Sassuolo e Samp, sono state solo alcune delle scelte indovinate del tecnico trentino. Da soli fanno ben 10 punti, un terzo cioè dell'intero bottino isolano. Tatticamente poi, il suo 4-3-1-2, è il modulo che maggiormente valorizza il centrocampo, il regista basso e il trequartista dietro le punte agevolando la manovra. Blindato dal club e con due anni di contratto, i critici che ne evocano un avvicendamento non sono pochi. In nome e per conto di quale alternativa reale e fattibile ovviamente, non è dato sapere.

Due punti persi - Serpeggia tra gli scontenti del pareggio col Brescia, anche l'idea che vincere al Rigamonti fosse cosa scontata. Basterebbe per un attimo, ragionare a parti invertite. Pensare cioè di essere penultimi, doversi salvare e ospitare in casa la sesta in classifica. Chiederebbero costoro alla squadra di giocare per i tre punti cercando la vittoria?

E' esattamente quello che è successo domenica contro i padroni di casa. Sempre sul pezzo, mai domi e pronti a far male. A dimostrazione che si è giocato in un ambiente ostico dove uscire con un pareggio è cosa facile solo sulla carta e per chi parla da un comodo divano.

Piazza pronta per l'Europa? - Un Cagliari impegnato in Coppa sarebbe la gioia per tanti tifosi isolani ma anche (a giudicare dall'andazzo) un serbatoio infinito per acide critiche al primo passo falso. Essere esigenti spesso, viene scambiato infatti con l'intransigenza tipica di chi giudica il club ignorandone la storia, le fatiche, le casse societarie e i miglioramenti graduali. Forse qualcuno, ebbro di contingente rivalsa, pensa che andare in Europa sia cosa facile e scontata. Il modo migliore questo, per percepire la realtà in modo distorto e perdere troppe volte il senso della misura. Basterebbe voltarsi indietro e guardare cosa erano gli obbiettivi delle passate stagioni, per restare sereni.