Nandez, il ventunesimo uruguaiano del Cagliari

L'ex Boça in Sardegna per proseguire la lunga tradizione iniziata nel 1982

pubblicato il 08/08/2019 in Approfondimenti da Michelangelo Corrias
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Michelangelo Corrias
2019

Cagliari e Uruguay, una storia che va avanti da molto tempo. L’ultimo capitolo s’intitola Nahitan Nàndez, che dopo due anni di fuoco alla Bombonera ha lasciato l’Argentina per sposare il progetto di Giulini & Co, inaugurando una nuova, e si spera duratura, avventura latina.

Il gemellaggio tra la Sardegna e la terra di Galeano è testimoniato dai numerosi uruguagi che hanno indossato la casacca dei quattro mori. Sono ben 20 infatti i predecessori dell’ex Boça, tra figurine illustri e altri personaggi caduti nel dimenticatoio.

Il primo della lista risale alla stagione 1982/83, e porta il nome di Waldemar Victorino, El Piscador. L’attaccante di Montevideo, proveniente dal Nacional, passò un solo anno nell’Isola, collezionando 17 presenze e appena 2 reti, prima di essere ceduto ai rosarini del Newell’s Old Boys, senza lasciare alcun ricordo particolare tra i cuori dei tifosi rossoblu.

Nel 1990 arrivano però tre colpi da manuale, destinati ad entrare nella memoria collettiva. Per il centrocampo c’è José Herrera, che grazie alla sua duttilità venne impiegato anche in difesa. Cinque stagioni con la maglia del Cagliari per Pepe, condite da 147 gettoni,13 reti e dalla Coppa Uefa del ’94, quando la banda di mister Giorgi si arrese solo all’Inter in semifinale. In attacco giganteggia invece il fattore F, con la nostalgica coppia Fonseca-Francescoli, protagonista di un tango che dopo il loro addio non si rivide mai più da quelle parti.

Tutt’altro che indimenticabile invece il trascorso di Marcelo Tejera: acquistato nel ’92 dal Defensor Sportig  Club per sostituire Fonseca, si rivelò un vero e proprio flop, concentrato tutto in 7 partite senza chiaramente nessun gol.

Ma dal Paese del Sol de Mayo approderà, due anni dopo, un oriundo dal cuore irlandese: Fabian O’Neill. Una testa matta, ma c’era del genio in quella sregolatezza, emerso però solo a lampi. 120 presenze e 12 reti per El Mago, ma anche tanti rimpianti.

Poi è il turno di Dario Silva, che fece bene a Cagliari, con 24 reti in 94 apparizioni. Particolare e allo stesso tempo drammatica la sua storia: in seguito a un grave incidente stradale nel 2006 con successiva amputazione della gamba destra, si è dovuto reinventare come cameriere nei bar di Malaga, in Spagna. Il suo connazionale Luis Romero invece è passato da perfetto sconosciuto, durando un solo anno all’ombra del Bastione.

Nel 1998 ecco al contrario due colonne della storia rossoblu: Nelson Abeijòn e Diego Lopez. 175 gettoni per il primo, 343 per il secondo, un vero e proprio totem ritiratosi nel 2010, prima di diventare anche allenatore della sua squadra per ben due volte. Entrambi sardi adottati, che hanno ricambiato appieno l’affetto della loro gente.

Dopo questi il nulla, o quasi. Peralta, Bizera, Carini, Herrera (figlio di José), Rosano, Ceppelini, Cabrera i nomi dei vari uruguayani tra il 2004 e il 2013. Pure Matias Vecino, ora nel centrocampo dell’Inter, arrivato nell’Isola nel 2014 per mezza stagione, non è riuscito ad esprimersi. L’ultimo oggetto misterioso è Alejandro Gonzalez, sei mesi e poi rispedito all’Hellas Verona.

Questo gennaio è arrivato Chrisitan Oliva, ancora tutto da scoprire. La sua fortuna sarà quella di parlare la stessa lingua di Nàndez. La speranza è che i due si aiutino a vicenda per integrarsi al meglio nei meccanismi del Cagliari e della Serie A.