Cerri, elmo e corazza per la prima “vera” serie A

Il centravanti, tornato in Sardegna, ha gli occhi addosso del presidente e vuole rispettare le attese

pubblicato il 27/07/2018 in Approfondimenti da Pietro Piga
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Pietro Piga

Di due calendari sono state strappati tutti i mesi, e tre sono maglie che ha indossato, tra Ferrara, Pescara e Perugia, prima di rientrare dove nel maggio del 2016, sul pullman aperto – a cui i tifosi cercavano di avvicinarsi, calpestandosi le scarpe, per consegnargli le bandiere e le sciarpe – alzava il cartone «A», dal Sant’Elia al bronzo di Carlo Felice. L’impianto ha le rughe e perde gli arti: non è più quello in cui Alberto Cerri, tre anni fa, aveva posto la testa e i piedi per aiutare il Cagliari alla promozione. Mentre l’elmo e la corazza del Savoia, come allora, danno le spalle al porto: degli strumenti che il centravanti, alla prima «vera» serie A, dovrà vestire.

Gli occhi addosso – Ce li ha incollati dal ritiro svolto ad Aritzo nel 2015, quando si era aggiunto – era diciannovenne, col ciuffo più sporgente e meno barba in viso rispetto ad adesso, e aveva 4 gol sui tacchetti con la Virtus Lanciano – al reparto offensivo diretto da Massimo Rastelli. Tommaso Giulini, che lo considera «uno degli attaccanti italiani di maggiore prospettiva», non l’ha mai perso di vista: l’avrebbe rivoluto nel gennaio scorso, ma l’operazione con la Juventus non era decollata; se l’è ripreso il 12 luglio, in prestito con obbligato di riscatto, sempre bussando alla Continassa, perché «era il profilo che ci mancava lì davanti» dopo che Cerri, in Sardegna, aveva messo in fila 26 partite, 3 reti e 4 assist, e aveva raggiunto col Perugia, tra la B e la coppa Italia 2017/18, il suo acme: trentasette gare, 19 esultanze e aveva contribuito ad altre 12.

L’enigma tattico – Con i Grifoni, guidati da Federico Giunti, Roberto Breda e Alessandro Nesta, Cerri s’era guadagnato la titolarità per ventisette volte nell’attacco, indipendentemente dallo schieramento, che era mutato dal 4-3-1-2 al 4-4-2, dal 3-5-2 al 3-4-3. In questa stagione, però, non troverà la compagnia di giocatori a «tutto attacco» come Samuele Di Carmine, Cristian Buonaiuto e Mattia Mustacchio, ma quella di Leonardo Pavoletti, il quale, come lui, ha nell’area di rigore il proprio monolocale, in cui si muove nel medesimo modo. La staffetta tra i due, sulla carta, è irreversibile; però in Umbria, seppur in solo incontro, nel 3-4-3, il parmense aveva lasciato la zona centrale e s’era spostato sulla destra. Una soluzione che, nel 4-3-1-2, potrebbe far pensare a Rolando Maran di impiegare insieme Pavoloso e Alby (soprannome datogli da Giulia, sua sorella), facendoli alternare le mansioni di centravanti e di raccordo.

L’ora è ora – Superate le visite mediche a Villa Stuart e posta la firma sul contratto che lo legherà al Cagliari fino al 2023, il calciatore s’era trasferito il 14, insieme agli altri 27 convocati, a Pejo. Dove, al momento, è stato a margine del gruppo, seguendo una tabella personalizzata per toccare gli standard atletici, senza scendere sul terreno di gioco per i test contro la Rotaliana, il Real Vicenza e la Virtus Bolzano. Non è certa, inoltre, la sua presenza domani, a Cles, di fronte alla Cremonese. Cerri, anche se voglia del pallone lo logora, non ha fretta. Con il Cagliari, che «ha voluto fortemente», vuole alzare le braccia sotto la curva dopo una rete e vivere nuove atmosfere oniriche, come nel maggio di due anni fa. L’elmo e la corazza, alla prima «vera» serie A, giaciono sul seggiolino dello spogliatoio e aspettano di essere infilati.