Cagliari, le falle del mercato

Gli errori incidono sulla classifica e hanno portato al licenziamento di Rossi e all’ingaggio di Carli

pubblicato il 10/04/2018 in Approfondimenti da Pietro Piga
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Pietro Piga
foto: sport.sky.it

Da un po’ di tempo, la “pelle” del dipinto è bucata e opaca. In inverno, dopo la prima passata di colore estiva, avrebbe avuto bisogno di pulizia e di alcune toppe, che, però, non sono state sistemate. Col passare del tempo, il clima è divenuto più rovente, deteriorando la tenuta della cornice: il rischio che si stacchi e caschi non è un’utopia. Per questo, Tommaso Giulini, successivamente al terzo fiasco consecutivo conseguito contro il Verona che ha fatto precipitare il Cagliari al 16° posto con due punti di vantaggio sul 18°, ha deciso di sollevare dall’incarico di direttore sportivo – e, dunque, “pittore” –, «con effetto immediato», Giovanni Rossi. Al quale, oggi, è stato preso il posto da Marcello Carli, senza contratto durante questa stagione, e che prima, per sei anni, è stato responsabile del settore giovanile, ds e direttore generale dell’area tecnica dell’Empoli.

La strategia e le scelte – Sostituito Stefano Capozucca alla scrivania rossoblù dal primo luglio dell’anno scorso, Rossi ha seguito il registro stilato con il presidente e, nella sessione estiva di calciomercato, con Massimo Rastelli, e, nella sessione invernale, a stretto contatto con Diego López. Cercando, come confermato dall’ex uomo-mercato al Corriere dello Sport, di «rafforzare la squadra intervenendo sui ruoli più importanti» e «aumentare i giovani in prospettiva», perché nella serie A precedente l’età media della rosa era del 26,8 anni (la quinta più alta). Così, il Cagliari, tra le due finestre di calciomercato, ha esibito dieci facce nuove – i difensori: Andreolli (svincolato), Castan (a titolo temporaneo dalla Roma), Romagna (acquistato dalla Juventus), van der Wiel (ad agosto, ingaggiato dal Fenerbahçe; a gennaio, ceduto al Toronto); i centrocampisti: Caligara (proveniente dalla Juventus), Cigarini (giunto dalla Sampdoria), Cossu (a parametro zero), Lykogiannis (arrivato dallo Sturm Graz); gli attaccanti: Ceter (sbarcato dal Deportivo Quìdio), Pavoletti (via Napoli) –, escludendo Cragno (rientrato dal prestito al Benevento), Han (prima, è passato al Perugia con la formula del prestito con diritto di riscatto e controriscatto; poi, è tornato alla base) e Miangue (è stato comprato, a titolo definitivo, dall’Inter).

Le ripercussioni – Sotto il sole, con lo svuotamento dell’armadio di Asseminello da parte di Colombatto (apprendista al Perugia), Di Gennaro e Tachtsidis, la falla più evidente dell’organico del Cagliari, fin dal termine del precampionato, è la mancanza in regìa di un “facsimile” di Cigarini. Il quale, in questa seconda parte di campionato, non ha supportato i compagni nelle sette partite precedenti, in virtù della frattura del primo cuneiforme del piede destro, e la sua lontananza si è sentita. Perché Barella è un “finto doppione”, proprio come Cossu (è stato impiegato qualche mese fa), e Caligara, per ora, gioca con la Primavera. Rimanendo nella zona nevralgica del campo, le squalifiche e gli infortuni hanno scoperchiato un’altra magagna: la cortezza delle lista delle mezzali di ricambio (Dessena, Deiola) e la loro inefficacia, alle quali sta supplendo Padoin. Un’altra pecca di Rossi, invece, è stata la politica attuata nella composizione del reparto offensivo: con Giannetti, dalla genesi dell’annata, che è un corpo estraneo, Farias e Sau sommersi nell’oscurità e con Melchiorri sempre in infermeria, è stato un errore “prestare” Han e farlo (ri)sbarcare in Sardegna nel 2018. Mentre Ceter, al momento, pare “disinformato” sulla serie A.

L’intuizione – In questi ultimi sette incontri, López dovrà averla per annacquare i difetti, come è stato capace di fare in un caso: con il passaggio dal 4-3-1-2 (il metodo-Rastelli) al 3-5-2, ha messo in secondo piano la “naturalità” degli esterni difensivi, che, nella gestione antecedente, era divenuta un problema irrisolvibile, poiché tatticamente Capuano, Faragò e Padoin erano inadatti, e Miangue e van der Wiel non rendevano atleticamente. Le giornate trascorrono, le falle sono aumentate e di chiodi che tengono dritta la tela rossoblù ed evitano il tracollo ne restano due. A El Jefe, prima della prevedibile restaurazione con Carli, l’incombenza di fissarne altri.