Cagliari, girandola a centrocampo

La mediana rossoblù ha mutato la sua fisionomia in tutte e tre le partite disputate con Lopez in panchina

pubblicato il 03/11/2017 in Approfondimenti da Marco Castoni
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Marco Castoni

La settimana che precede la fondamentale sfida con il Verona del traballante Pecchia, ha consentito al tecnico rossoblù Lopez di poter lavorare ininterrottamente con un gruppo che dopo il cambio di guida tecnica ha disputato tre gare nel giro di una settimana.

Giorni ininterrotti di lavoro, basilari ai fini della trasmissione di dettami tattici la cui direzione si è intravvista nelle sfide contro Lazio, Benevento e Torino.

Se la difesa a tre sembra una certezza, così come le due punte in avanti, la mediana ha registrato diversi assetti e il conseguente alternarsi d’interpreti. Tentativi che hanno restituito risposte discordanti e contradditorie, identificando in Barella l’unico centrocampista a cui è impossibile rinunciare. Infatti sulle fasce, così come in mezzo, Lopez ha mischiato le carte impiegando in ogni gara assetto e giocatori differenti.

A Roma contro i biancocelesti, Padoin e Dessena sulla fasce hanno completato un centrocampo che ha visto Barella e Ionita agire ai lati di un Joao Pedro che sovente ha arretrato il proprio raggio d’azione. Nella sfida successiva con il fanalino di coda Benevento, Lopez ha optato per un reparto più compatto dove Miangue e Faragò hanno presidiato le corsie laterali, con Cigarini in regia affiancato da Padoin e Barella. Infine la trasferta di Torino, ha consentito a Joao Pedro di ritrovare una maglia da titolare sulla trequarti, con alle spalle Cigarini e Barella al centro e il duo Faragò-Padoin ai lati.

Soluzioni sulla carta valide, che se da un lato hanno fornito indicazioni al tecnico uruguayano, dall’altro non hanno consentito il maturare di dovute certezze e il consolidamento di dinamiche che solo un assetto stabile può consentire.

Il Verona alle porte suggerisce e spinge Lopez verso il varo di un modulo e relativi interpreti certi, intraprendendo così un percorso che possa consentire quanto prima la formazione di un’identità definita.

Identità ed entusiasmo che una partita come quella di domenica tra le mura della Sardegna Arena possono contribuire a ritrovare, incoraggiando di conseguenza un Cagliari finora incapace di sfruttare il suo indubbio potenziale.