Il maestro insegna: che l'allievo prenda appunti

Continuità, gerarchie, coraggio

pubblicato il 25/03/2014 in Approfondimenti da Alessio Masala
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Alessio Masala
Óscar Washington Tabárez

E’ proprio un periodaccio per il Cagliari. La classifica comincia a far paura, il reparto centrale, già con gli uomini contati dopo la vendita di Nainggolan, deve fare a meno di uno o due titolari ogni settimana, e l’attacco è un “tourbillon” di titolari che raramente giocano due partite di seguito dal primo minuto.
Se a ciò si aggiunge la confusione dettata da innesti di giocatori fuori ruolo a seconda della bisogna (o di invenzioni della panchina), ne consegue che i risultati di quest’ultimo periodo sono la conseguenza di una gestione tecnica discutibile.

Stavolta però parliamo del reparto avanzato, quello che più soffre di un centrocampo che non è più in grado di creare gioco (leggasi: occasioni) per le punte, sia per i continui cambi di ruoli e giocatori (a volte obbligati) e per il sistema di gioco del Cagliari, ancorato alla figura del trequartista che tanti risultati ha dato negli anni scorsi, ma che forse andrebbe un po’ rivisto.

Il trequartista a prescindere aveva un senso quando c’era un certo Cossu di qualche anno fa a dispensare assist a ripetizione, o magari un interno di gran tecnica come Fini, o il Biondini di turno a farsi il “mazzo” così per fare filtro, con Conti a dirigere le operazioni dal basso. Purtroppo gli anni passano e giocatori come Cossu e Conti cominciano a soffrire gli anni che passano (e ciò ne decresce la continuità), Fini e Biondini non ci sono più, Nainggolan pure, e quindi negli ultimi tempi il centrocampo è spesso preda del possesso palla della squadra avversaria.

Se si aggiunge il fatto che sono anni che i terzini di fascia fanno solo i terzini e il Cagliari non ha più elementi che si spingano con continuità sulle corsie laterali per porre cross, allora si capisce che la vita per gli attaccanti si fa assai ardua. Per intenderci: i Pusceddu e i Moriero (o i Vasari) di un tempo, il Cagliari non li ha più. A sinistra si rimpiange ancora Agostini, mentre ora i vari Pisano e Murru (quando gioca) o Avelar, è raro che si portino in avanti a spedire qualche cross per la testa di un centravanti. Il miglior crossatore del Cagliari è indubbiamente Ibarbo, ma molto spesso lo si trova a fare il centravanti, e quindi niente da fare.

Capitolo attaccanti: ci sono troppi titolari. Da troppi anni. Serve spiegare il concetto? L’attaccante è un ruolo delicato, a volte non ne becca una per novanta minuti, poi segna il gol decisivo. Avere delle gerarchie in attacco serve al giocatore in questione per trovare una continuità, che si ripercuote sul numero di palloni che butta dentro le porte avversarie. Ora questa cosa non c’è più: gli attaccanti del Cagliari sono tutti bravi, e quello che ne ha segnati di più ha fatto appena cinque reti.

Proviamo a fare degli esempi da una ventina di anni a questa parte.

Primi anni novanta: titolari Dely Valdes e Oliveira, poca rotazione. Risultato: 13 gol il primo e 12 il secondo, stagione 1993/94. Poi arriva Muzzi, con risultati devastanti per le difese avversarie. Con gli anni si sgrezza Suazo, e son dolori per i portieri. Anni 2003/04 e 2004/05, l’honduregno fa sfracelli in coppia con Esposito (e un certo Zola a sfornare assist). Sempre titolari, quando mancavano loro entravano gli altri (che fossero Rolando Bianchi o Langella). Per restare agli ultimi anni, fu la coppia Matri-Acquafresca a far faville quando finalmente Ballardini si convinse a mettere delle gerarchie in attacco e retrocedere l’impalpabile Larrivey, e arrivarono tanti gol.

Per concludere, la continua rotazione degli attaccanti non fa bene alla loro capacità realizzativa, e forse sarebbe bene ripensare a moduli diversi da quello che obbliga ormai da cinque anni a mettere a tutti i costi il trequartista. Un certo Tabarez - uruguayano come chi ora siede nella panchina cagliaritana - anni fa, perso Matteoli a centrocampo, inventò un tridente micidiale con Dely Valdes in mezzo e Muzzi e Oliveira ai lati, dando vita a uno dei Cagliari più spettacolari (forse solo quello di Allegri ci è andato vicino) degli ultimi vent’anni.

Non sarebbe male se l’allievo omonimo del portiere del Real Madrid studiasse un po’ di più dal “Maestro”, a meno che qualcuno dall’alto non gli permetta di “studiare” mettendogli in mano il fogliettino con le istruzioni domenicali.