Il Cagliari ha levato la maschera: ora l'asticella si alza

L'analisi del match contro il Chievo

Luca Neri
29/10/2018
L'Editoriale
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Giampiero Ventura se n'era accorto subito: un po' perché dopo tutto quello che gli è successo viene quasi naturale mettere le mani avanti, un po' perché forse era sin troppo facile capire che così stessero le cose. Aveva ammonito sul fatto che il Cagliari fosse un'infiltrata di lusso al ballo della salvezza, e il match di ieri è stato una prova eloquente: sembrava tutto meno che una partita tra due squadre con lo stesso obiettivo.

Ora, inevitabilmente, l'asticella si alza. I rossoblù hanno levato la maschera, mostrandosi effettivamente per quello che sono: una squadra che ha le sue idee e la  consapevolezza di poterle applicare, che può schierare undici uomini con facilità di calcio, con qualità in tutti i reparti e che non può certo permettersi di ridursi ad un anti-ambizioso lancio del martello a cercare Pavoletti. Finalmente i sardi sembrano averlo capito, e i risultati pian piano vengono fuori.

Nel primo tempo il Chievo è stato ridicolizzato dalla manovra del Cagliari, che tra Bradaric, Ionita, Barella, Castro e Joao Pedro può vantare doti di palleggio da parte sinistra della classifica. Ventura ha provato ad imbottire l'area su cui insisteva il baricentro rossoblù con più uomini possibili, finendo però per vedere schiacciato il suo Chievo, soffocato dalle percussioni laterali dei sardi. Quando poi è arrivato il vantaggio (da palla inattiva) gli scaligeri hanno dovuto necessariamente allungare la squadra, concedendo più spazio al Cagliari e a Lucas Castro, che tra le linee ha affettato la difesa.

Se il Cagliari finalmente convince, il merito è anche del signore con la numero 30. Parliamoci chiaro, questo Pavoletti è tre spanne sopra quello della passata stagione. Sarebbe perfino riduttivo disegnare come buona la scorsa annata del centravanti ex Genoa. I suoi gol li faceva comunque, eppure troppo spesso il bomber toscano risultava apatico, fuori contesto, come una figurina attaccata nello slot sbagliato. Poi già che era lì segnava pure, ma Pavoloso sembrava più un solista che non il frontman del gruppo. Quest'anno è coinvolto, partecipa  dialoga, e il fatto che il gol di Castro arrivi da un suo assist non è casuale: è il segno che Leonardo sia parte integrante della manovra, e non un semplice terminale converti-palloni.

Poi c'è l'altra faccia della medaglia: da un lato un Pavoletti che fa rendere il Cagliari, dall'altro un Cagliari che fa rendere Pavoletti. In questa squadra, con questo calcio, può essere davvero il suo anno: ad oggi non mi stupirei se a fine stagione arrivasse a 15-16 gol.

Fondamentale anche il ritorno di Ceppitelli, una colonna di questi sardi. Attenzione, non è nemmeno tanto una questione di quanto dia lui rispetto ad un Romagna o ad un Klavan o ad uno stesso Pisacane. Il discorso è ribaltato, perché ciò che fa la differenza è quanto diano i vari Romagna, Klavan o Pisacane con lui in campo. Avere un buon partner di difesa spesso può trasformare i centrali. Ricordate Rossettini versione cagliaritana? Al fianco della buonanima di Astori sembrava un giocatore di primissimo livello.

Chi ha visto la partita di ieri, saprà che la verità non era esattamente quella. 

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