18/05/2017, 11:30 | Di La Redazione | Categoria: News

Fluorsid, interrogatorio fiume: "Andato via per ragioni ambientali"

Primi interrogatori in carcere, 9 ore per Simone Nonnis

Interrogatorio fiume in carcere: nove ore di domande e risposte, anche su temi che non rientrano nella misura cautelare che lo ha coinvolto. Le prime due ore davanti al Gip del Tribunale di Cagliari, Cristina Ornano, il resto con il pubblico ministero Marco Cocco che è titolare dell'inchiesta sul presunto inquinamento nell'area attorno alla Flursid di Macchiareddu.

Simone Nonnis - difeso dall'avvocato Alberto Ippolito - ha dunque deciso di parlare: dalle 9 e mezza del mattino sino alle 18.30, con una piccola pausa per uno spuntino. "Come già concordato sia con il Gip sia con il pm - ha detto a fine interrogatorio il legale - il mio assistito ha risposto a ogni domanda, parlando anche di temi diffusi che non sono strettamente indicati nella misura cautelare e che ritengo saranno in seguito oggetto di approfondimento.

Ha anche raccontato le ragioni di carattere ambientale per le quali, circa un anno fa, ha deciso di lasciare la società per la quale lavorava".

Non direttamente alle dipendenze della Fluorsid, ma di una ditta appaltatrice di proprietà di Armando Bollani (un altro degli indagati destinatari dell'ordine di custodia cautelare in carcere), Simone Nonnis pare avesse da tempo preso le distanze dalla sua impresa.

Al pubblico ministero avrebbe riferito circostanze utili per proseguire le indagini, mettendo sotto la lente anche zone al momento non presenti tra quelle oggetto di verifica da parte degli investigatori della Forestale, della Asl e dell'Arpas che stanno lavorando sotto il coordinamento della Procura. Sempre oggi è stato sentito dal Gip anche Marcello Pitzalis, difeso dall'avvocato Gigi Sanna, l'altro operaio della società appaltatrice finito in carcere.

Venerdì 19 e martedì 23 maggio sarà la volta degli altri destinatari della misura cautelare. L'indagine del sostituto procuratore Marco Cocco che ha coinvolto i vertici della Fluorsid di Macchiareddu, con contestazioni che vanno dal disastro ambientale all'associazione a delinquere e all'inquinamento, è dunque destinata a proseguire a seguito dell'interrogatorio-fiume di Nonnis. Bocche cucite in Procura e tra gli investigatori, ma l'impressione è quella che l'inchiesta possa riservare nuovi e ulteriori sviluppi.

GIP, OMESSA MITIGAZIONE AMBIENTALE - "Gli indagati hanno dolosamente omesso qualunque misura di mitigazione ambientale perché ciò avrebbe comportato un rallentamento della produzione". Lo scrive il Gip di Cagliari Cristina Ornano nell'ordinanza che ha portato agli arresti di sette persone, tra cui alcuni dei vertici della Fluorsid. Una conferma, questa, del costante spargimento di polveri inquinanti in tutto il territorio circostante.

In una conversazione tra Alessio Farci, responsabile della produzione alla Fluorsid, e Luciano, un lavoratore, i due parlano delle polveri che dovevano essere bloccate con i cannoni ad acqua. "Io sono al vascone. Dove c'è quel cannone che hanno acceso, Eh ma non serve a niente. Lo hanno acceso ma non ci arriva neanche. Il vento lo spinge da un'altra parte", dice Luciano. E Farci risponde: "Non deve arrivare lì perché lo so... l'ho messo per figura, non deve arrivare da nessuna parte, deve essere visibile dalla strada".

INQUINATA LA LAGUNA DI SANTA GILLA - Sono finiti anche nella laguna di Santa Gilla i fanghi acidi e le acque non depurate provenienti dallo stabilimento della Fluorsid di Macchiareddu. È quanto emerge dalle 168 pagine dell'ordinanza firmata dal Gip di Cagliari che ha fatto scattare le manette per alcuni dei vertici dell'azienda e delle ditte di appalto. L'episodio risale al 12 gennaio del 2016, l'inquinamento era stato accertato dalla Forestale.

Le acque dovevano essere trattate da un impianto interno della Fluorsid in modo da raggiungere "determinati parametri chimico fisici" per poi confluire nell'impianto di trattamento del consorzio Tecnocasic e da qui, dopo ulteriori passaggi, immesse in laguna. Ma il 12 gennaio si verificò il cosiddetto "fuori servizio", cioè la fermata di Tecnocasic per manutenzione. Nonostante lo stop, in laguna finirono acque non depurate provenienti dalla Fluorisid, che si giustificò dicendo che anche da loro si era verificato un "fuori servizio".

Ma, sottolinea il Gip, "era una menzogna diretta a nascondere un malfunzionamento dell'impianto, di cui in Fluorsid si era acquisita piena consapevolezza". Lo conferma anche una intercettazione telefonica in cui Alessio Farci, responsabile della produzione alla Fluorsid, parla con la moglie.

"Uno degli impianti nostri - dice l'ingegnere - non è stato controllato come doveva essere controllato, ha sfiorato e... praticamente è finito fango nella laguna di Santa Gilla, quindi puoi bene immaginare il danno che c'è dietro". Il malfunzionamento dell'impianto era stato anche riscontrato da una dottoressa tirocinante alla Fluorsid che aveva avvisato Farci.

SINDACATI PREOCCUPATI PER IL FUTURO - Preoccupazione per la continuità produttiva e per i posti di lavoro, fiducia nella giustizia, ma anche nel lavoro svolto negli ultimi anni dalla Fluorsid. E' quanto esprimono le segreterie dei sindacati Filctem-Cgil Femca-Cisl Uiltec-Uil dopo gli arresti allo stabilimento di Macchiareddu.

"Non sta a noi emettere sentenze e non vogliamo neppure confonderci con quanti giocano con troppa disinvoltura ad anticiparle - sottolineano i rappresentanti dei lavoratori - in genere con una propensione a confondere l'ideologia con l'accertamento dei fatti e delle responsabilità".

"Troviamo discutibile - denunciano le sigle di categoria - il metodo utilizzato per l'arresto delle persone che è stato vissuto dai lavoratori anche come un attacco al luogo e al lavoro stesso, davanti ad una irruzione in una fabbrica in marcia, con tanta dovizia di mezzi e di sirene, generando l'idea, e il timore, che tutti quanti operano in quel sito lo fanno mettendo in pericolo l'ambiente e le persone".

I sindacati ribadiscono che "non si barattano i posti di lavoro in cambio della tutela della salute e dell'ambiente. Crediamo debbano essere mantenute ben distinte e separate le questioni che attengono all'attività lavorativa dall'eventuale compimento di atti illegali e dal doveroso loro accertamento da parte degli organi giudiziari".

CONVOCATO CONSIGLIO METROPOLITANO SU INQUINAMENTO S.GILLA - Il sindaco della Città Metropolitana di Cagliari, Massimo Zedda, ha convocato per venerdì 19 maggio alle 15.30, a Palazzo Regio, il Consiglio metropolitano per discutere dello scarico di fanghi e acque non trattate nella laguna di Santa Gilla portato alle luce dall'inchiesta sulla Fluorsid di Macchiareddu.

Il primo cittadino del capoluogo ha chiesto ai sindaci dei Comuni di Assemini, Elmas, Capoterra e Uta, in cui ricade lo stagno, di partecipare ai lavori di apertura per "discutere sull'argomento ed eventualmente definire azioni congiunte da portare avanti nelle prossime settimane".

La Redazione

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