21/09/2019, 08:15 | Di Luca Neri | Categoria: L'Editoriale

Il Pianeta Cagliari e la terra del contropiede

L'analisi del match contro il Genoa

foto: Ansa/Fabio Murru
foto: Ansa/Fabio Murru

Oggi abbiamo una certezza, consolidata e provata dai fatti. Un legamento crociato (o perlomeno la sua lesione) può stravolgere una squadra. Perché nel preciso momento in cui l'esito degli esami clinici del ginocchio di Leonardo Pavoletti viaggiava di bocca in bocca, gettando nello sconforto la marea rossoblù, mister Maran iniziava a pensare ad un mondo diverso, un mondo in cui alzare la palla e chiedere il miracolo al signore con la 30 avrebbe cessato di funzionare. Nelle ore successive la rivoluzione copernicana disegnata, tramata, o forse semplicemente capitata e piovuta nella testa del tecnico ha preso forma, concretizzandosi in una radicale mutazione del DNA di questa squadra.  È così che la fucina di cross a fondo (mai) perduto si è trasformata in una letale macchina da contropiede.

Ieri il Genoa si è presentato a Cagliari con la voce grossissima, pronto ad imporre il credo calcistico del tecnico Andreazzoli, fautore del "faccio io la partita" a qualsiasi latitutidine. I sardi hanno rispettato il monoteismo genoano: per larghi tratti si sono fatti mettere sotto, un po' per vezzo e un po' per vizio, un po' perché pronti a reagire poco dopo, un po' perché incapaci di farlo nell'immediato. Così due ripartenze e una genialata di Ionita son state tradotte in tre punti, massimo risultato col minimo sforzo, secondo 3-1 nel giro di cinque giorni ed ancora con la furbata del contropiedismo esasperato.

In questo contesto sembra essersi creato l'habitat naturale per gli interpreti rossoblù. Simeone è nato con parto in contropiede, ci vive e convive. Se gli si chiede di uscire dall'area per dialogare va in sofferenza (forse per questo con Montella non si è mai trovato e l'Aeroplanino gli ha preferito un centravanti atipico come Boateng), ma se la missione è il gioco in profondità allora il Cholito è il legionario giusto.

L'altro aborigeno della ripartenza  è Nandez. Perché nella revolution rossoblù conta difendersi e sprintare, sprintare e difendersi, e Nahitan è la personificazione dell'ideologia, è la forma che diventa sostanza. Questo ragazzo  è di una categoria superiore, e non mi stupirei se già quest'estate qualche big si presentasse alla porta del Cagliari con l'assegnone pesante, ma davvero pesante.

Ora i sardi si presenteranno al turno infrasettimanale con sei punti in più e qualche peso in meno. Sopratutto con la certezza di aver capito loro stessi. E allora benvenuti nel pianeta Cagliari, la terra del contropiede.

Luca Neri

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