05/02/2019, 00:31 | Di Luca Neri | Categoria: L'Editoriale

METRI, CENTIMETRI, MILLIMETRI E UN LETALE SFASCIACARROZZE

L'analisi del match contro l'Atalanta

Questione di spazi, spazi che si intersecano e dialogano, alzando la voce e riabbassandola all'occorrenza. A volte sono metri, altre centimetri, talvolta è solo un gioco di millimetri.

I metri; quelli tagliati drasticamente alla solitamente ariosa manovra dell'Atalanta, da un Maran che ha imbottito il Cagliari, infagottandolo in un 3-5-2 asfissiante. Il problema è che per chiudere i nerazzurri nella camera senza ossigeno i rossoblù ci sono dovuti entrare a loro volta, finendo per rimanere strozzati dal loro stesso (anti) gioco. La prova limpida si è palesata dopo il timbro di Hateboer, quando i sardi, dopo dieci minuti di iniziale reazione d'orgoglio, son rimasti spiazzati da una gara evidentemente preparata sulla resistenza ad oltranza e sui rocciosi uno contro uno che il tecnico dei sardi ha voluto innescare disponendosi a specchio. La scelta ha pagato sino allo 0-0, poi è risultato sin troppo chiaro che gli undici iniziali non fossero pronti al cambio di passo e Maran ha dovuto bruciarsi tutti i cambi (sino a rimanere in dieci).

I centimetri; quelli che hanno fatto stampare l'incornata di Deiola sulla traversa, spegnendo i sogni di pareggio in extremis (ed in inferiorità numerica). Il segno X probabilmente non sarebbe stato il risultato più giusto per i valori visti in campo, e avrebbe portato ad un pericoloso bivio: da un lato la possibilità di trasformare il punto in entusiasmo, dall'altro il rischio di sotterrare sotto al pareggio i limiti del Cagliari, dando l'impropria sensazione che in fondo in fondo questa squadra tanto male non sia.

I millimetri; quelli della rottura dell'osso dell'avambraccio di Birsa, quelli dello stiramento di Thereau. Dio li fa e il Cagliari li rompe. I rossoblù stanno diventando uno letale sfasciacarrozze.

Perché anche al netto della sfortuna, era risaputo che il francese non fosse arrivato in uno stato di forma ottimale. Probabilmente la dirigenza ha provato a creargli intorno un hype ingiustificato, ma la partita di ieri è servita a capire che l'ex Fiorentina non può e non potrà mai essere il salvatore della patria. Specie dall'infermeria.

Luca Neri

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