04/11/2018, 08:34 | Di Luca Neri | Categoria: L'Editoriale

Coraggio, omeostasi e il farmaco anti-resa: Cagliari, il risultato è bugiardo

L'analisi del match contro la Juventus

Nel mondo delle scienze l'omeostasi è la capacità degli organismi di mantenere inalterato l'ambiente interno anche al variare delle condizioni esterne.

Per fermare la Juve serviva la partita perfetta, occorreva una gara studiata e preparata nei minimi dettagli, calcolare i fili d'erba sotto i tacchetti, indovinare le correnti che soffiavano su Torino e non lasciare al caso nemmeno la stretta di mano prepartita. E forse alla fine il Cagliari l'ha pensata così tanto fuori dal rettangolo, che alla prova dei fatti si è dimenticato di scendere in campo. Quando se n'è ricordato, la Juve era già avanti, dando prova per l'ennesima volta di aver ormai completato l'evoluzione da squadra a tribù cannibale.

Il fatto è che se la squadra più forte d'Europa va avanti in casa dopo meno di un minuto, tendenzialmente finisce per dilagare. I rossoblù invece non battono ciglio, non si scompongono e non si allungano di mezzo centimetro, continuando a disputare esattamente la partita che avevano preventivato al netto del golletto di Dybala. La squadra resta corta e compatta, col Cagliari che accetta il necessario compromesso di concedere qualcosina sulle corsie per fare densità in area.

La Juve macina metri e divora lo spazio, ma fatica tantissimo a creare vere e proprie occasioni da gol: i sardi tengono, il passare dei minuti rafforza le consapevolezze e pian piano le gocce di sudore diventano un potente farmaco anti-resa. A furia di non prenderle gli uomini di Maran iniziano a pensare di darle: Pavoletti lotta come un dannato e ci va vicino vicino, poi Joao lo fa davvero.

Poi la fortuna aiuta gli audaci, si sa, e lo scivolone di Bradaric arriva proprio nel momento in cui il Cagliari pareva potersela giocare a spada sguainata. Da quel momento la Juve butta fuori ossigeno e riprende a respirare, capisce che il mare è agitato e a nuotare con troppa foga rischia di annegare: nel dubbio evita di entrare in acqua, controlla e addormenta la gara. Non è un caso che a fine partita il migliore in campo sia Bentancur, uno che tocca sempre una marea di palloni ma senza verticalizzare quasi mai: è la prova di una Juve che ha capito le intenzioni bellicose di un Cagliari coraggiosissimo e tra il vedere e il non vedere ha scelto di far ristagnare il gioco a centrocampo.

Al termine della fiera i sardi tornano nell'isola com un risultato bugiardo, con due gol di scarto a sancire una punizione troppo severa. Poi c'è pur sempre il solito discorso degli expected points, ed effettivamente il bottino con la Juventus non fa parte della pianificazione-salvezza.

Sabato si giocherà a Ferrara, in un campo ostico ma pur sempre umano. Una volta per tutte, il Cagliari avrà l'occasione di comunicare alla Serie A cosa voglia fare da grande.

Luca Neri

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