09/08/2018, 08:54 | Di Luca Neri | Categoria: L'Editoriale

Questione di saluti e storie che si intrecciano: Cagliari, ecco cosa ti lascia la gara contro l'Atletico Madrid

L'analisi del Match contro gli spagnoli

Questione di saluti. Di gente che arriva e gente che va, di storie che si impigliano e si intrecciano, si inseguono e si prendono. È retorica o forse solo danzante realtà, quella che accompagna gli stendardi rossoblù nel poetico valzer di un Cagliari-Atletico che è un po' nostalgia del passato e un po' è impazienza di futuro.

I sardi salutano la nuova stagione, Andrea Cossu saluta le ventidue passate, quelle di una carriera che lo ha visto congedarsi dai nidi e tornare. Sempre più forte, sempre più maturo. Sempre più amato. Il pubblico scandisce il suo nome, un'eccezione in questi tempi di socialismo curvaiolo: è il cerchio che si chiude, dal ragazzino nella Nord alla maglia rossoblù, dalla maglia rossoblù alla Nord che saluta la sua ultima con quei colori. Al suo posto il talento con la 18, vai tu adesso, voi dite la vostra che io ho detto la mia.

Il numero 7 non poteva chiedere palcoscenico migliore, con la Sardegna Arena in ghingheri per un'amichevole da 24 carati, col Cholo Simeone special guest e la sua banda di guerrieri a srotolare il tappeto. Alla fine il Cagliari esce sconfitto ma non vinto, limitando le perdite in totale damage control, subendo uno 0-1 che non può dar via al brindisi ma che offre, comunque, risposte interessanti. Castro si esalta nel Maranesimo galoppante: gli altri assorbono, lui sguazza, strappando applausi e consensi. La sensazione è che con Barella più altri due a scelta dal mazzo El Pata possa comporre una mediana di tutto rispetto.

La fase difensiva funziona, i dettami del tecnico ex Chievo vengono recepiti e i vincitori dell'ultima Europa League faticano a capirci qualcosa, o quantomeno ad avere le idee chiare. Da rivedere il collagene tra centrocampo e attacco: le punte vengono servite ancora poco, e l'eremitismo dei vari Pavoletti, Sau e amici di merenda è una reminiscenza di una stagione passata tra deserti e zuccate casuali.

Qualcosa ancora manca, qualcosa di tanto in tanto si accende e rapidamente si spegne. Ma per essere solo il saluto di benvenuto, non va poi così male.

Luca Neri

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