18/02/2018, 08:00 | Di Luca Neri | Categoria: L'Editoriale

Non tutti gradiscono il compromesso: Cagliari, c'è chi lotta e chi scricchiola

L'analisi del match contro il Chievo

2017
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Lo spettacolo a teatro è un pugno in un occhio. Gli spettatori in platea sollevano i primi fischi. È una corazzata Kotiomkin postmoderna, e prima ancora che il ragioniere di turno esclami che Chievo-Cagliari sia una cagata pazzesca qualcuno si alza dalla sua poltrona e si dirige verso l’uscita. Ed è proprio quando la tendina dell’uscita si inizia a muovere che al Bentegodi succede di tutto.

Giaccherini calcia un cioccolatino, Inglese fa il fenomeno e i rossoblù sono al tappeto. Lopez si accorge che il patto implicito di non belligeranza non è stato siglato da ambedue le parti e sfodera l’artiglieria pesante, aggiungendo Han a Pavoletti e Sau. Il Cagliari si sveglia, ma è tardi, tardissimo. Il capolavoro di Pavoloso è un diamante in mezzo ad una discarica, più bello anche dei due gioielli clivensi, per coefficiente di difficoltà e tecnica di esecuzione. Il problema è che è pura estrazione dal cilindro, pura invenzione, da brevettare sì, ma frutto dell’estro del singolo e non dell’idea del collettivo.

I sardi non giocano, non lo sanno fare, e restano nel buio dell’assenza della tiepida luce del regista Cigarini. Il punto è questo: se dall’altra parte c’è una squadra che ha tanta o meno voglia di giocare dei sardi, i rossoblù la buttano sul soporifero e mandano in scena il pisolino di gruppo. Ma se per caso l’avversario inizia a giocare a pallone il Cagliari scricchiola, a volte reagisce, a volte va in bambola. Ieri sera i sardi non ci hanno capito nulla per dieci minuti, svegliati di soprassalto nel pieno di una dormitona che andava avanti già dalla partita col Sassuolo. E vuoi il tempo di aprire gli occhi, vuoi il tempo di stiracchiarsi, vuoi il tempo di alzarsi dal letto e i sardi hanno cominciato a ragionare sotto di due gol.

Il problema sta proprio nel fatto che non tutte le squadre di medio-bassa classifiche siano disposte al compromesso, al pareggiotto a braccia conserte. Qualcuno ancora lotta, qualcuno ancora va, con la forza del fosforo e delle idee, quelle che troppo spesso mancano al Cagliari. Perché (non mi stancherò mai di ripeterlo) manca il fantasista, il giocatore in grado di cambiare la partita con una giocata. Potrebbe esserlo Farias, ma col broncio il brasiliano vale la metà dell’originale, non può esserlo Joao Pedro e non può esserlo Barella, più 8 che 10 il primo, più 6 il secondo. Qualcosa dovrà arrivare dal mercato, quando si dovrà programmare la prossima Serie A che non è comunque in pericolo. Perché tutte le piccole hanno il genio. Il Bologna ha Verdi, il Sassuolo ha Politano, persino il Benevento aveva Ciciretti e ha Guilherme. Il Cagliari ha Morfeo. Le braccia di Morfeo, mica Domenico.

Luca Neri

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