12/02/2018, 08:50 | Di Luca Neri | Categoria: L'Editoriale

Quando due feriti son meglio di un morto: Cagliari, il dubbio resta

L'analisi del match contro il Sassuolo

foto: lanuovasardegna.it
foto: lanuovasardegna.it

Così Dio il settimo giorno creò il calcio. Il diavolo, geloso, fece Sassuolo-Cagliari. Anticalcio, noia mortale, una barba clamorosa per 90', l'unica partita della storia che sarebbe potuta andare avanti per ore e per giorni senza che nessuna delle sue squadre potesse mai trovare il tiro in porta. Poi una sagra di errori tecnici, disimpegni da cura Lodovico e tiracci sbilenchi da mani nei capelli. Questo il riassunto di una delle partite più brutte degli ultimi anni, disputata dai lontani cugini dei calciatori delle due squadre.

La mentalità del "due feriti meglio di un morto" ha travolto rossoblù e neroverdi che, nel lunch match delle 12.30, hanno fatto rimpiangere il pranzo in agriturismo a chi aveva preferito una domenica in casa per godersi la sfida del Mapei stadium. Così le squadre hanno affittato il centro del campo e hanno giocato l'intera gara in quattro zolle, con lo spirito del volemose bene, prese a braccetto verso la salvezza.

Chi ne ha fatto maggiormente le spese sono stati gli attaccanti, con Farias, Sau e Pavoletti annunciati dispersi da Federica Sciarelli. Difficile anche incolpare eccessivamente i tre moschettieri, dal momento che i palloni giocabili son stati davvero pochi, complice l'infortunio del metronomo Cigarini che lo ha sottratto alla contesa dopo soli 25'. La speranza è che non si tratti di nulla di grave (ma potrebbe star fermo un mese) perché i sardi senza di lui faticano ad accendere la lampadina e la sensazione è che non sia ancora arrivato il momento per togliere "biberon e pannolino" (si fa per dire) a Caligara.

Ma se da una parte gli attaccanti del Cagliari non son stati pervenuti, non son stati certamente più incisivi i tre del Sassuolo. Una grossa fetta di merito va a Castan, ancora una volta sontuoso, ma anche al troppo raramente elogiato Ceppitelli. Io stesso ho sempre faticato a considerarlo un giocatore da Serie A, con le sue troppe amnesie in un campionato dove si va avanti per selezione naturale. Ieri Luca ha rispettato il darwinismo della massima categoria e si è evoluto, diventando un centrale moderno in grado di dare sicurezza a tutto il reparto: tecnico, elegante e attento, sta correggendo i suoi atavici difetti che ne avevano frenato la crescita e sta pian piano diventando una garanzia. Ieri è stato il migliore in campo e, in mezzo a fantasisti smemorati, le migliori giocate del match son arrivate dai suoi piedi da stopper.

Intanto quei pochi che non si sono addormentati sul divano hanno potuto constatare che i risultati della concorrenza hanno consentito ai rossoblù di porre un altro punticino tra loro e le colonne d'Ercole della B. La salvezza è vicina ma è vietato abbassare la guardia. Il prossimo fine settimana sarà tempo di Chievo, importante test per capire quanto valga questo Cagliari, sempre nell'eterno dubbio che fa oscillare i sardi tra la mediocrità e il vorrei.

Luca Neri

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