04/12/2017, 08:26 | Di Luca Neri | Categoria: L'Editoriale

Cagliari, la lezione non del tutto assorbita

L'analisi del match contro il Bologna

foto: ansa.it
foto: ansa.it

È un errore la prima volta e forse la seconda, alla terza il concetto di errore si declina in quello di scelta.

Prima di usare il bastone i sardi meritano una piccola menzione carota: la compattezza nella difesa dell'ultimo periodo non ha un minimo grado di parentela con il pasticcio costante dell'anno scorso, quando i sardi disputarono un campionato da stuntmen, alternando colpacci salvaclassifica a legnate da pallottoliere.

Oggi segnare al Cagliari non fa pari e patta con lo scippo alla vecchietta nella scala delle possible missions, perché per fare gol ai rossoblù bisogna sudare sette-otto camicie. La scorsa settimana fu necessario un Icardi disumano e un umano VAR, quella prima reti inviolate ad Udine. Anche ieri è stata clean sheet per 80', poi Rafael è stato assalito da un'improvvisa voglia di far chiedere ai tifosi del Cagliari dove diavolo sia finito Cragno e si è inventato una delle rarissime papere della sua permanenza in Sardegna: una goffa uscita a vuoto che ha consentito a Destro di ringraziare il cielo un'altra volta per aver mandato i rossoblù, perché non segna mai ma proprio mai, tranne quel giorno dell'anno in cui affronta gli isolani. Peccato che questo scherzetto sia costato due punti al Cagliari, punti che avrebbero permesso di restare attaccati al gruppone della parte destra, che ora dista quattro lunghezze.

Dopo questo primo spunto di captatio benevolentiae si può far da cattivi e tornare al principio, a quegli errori ripetuti e non ripetibili. È vero, subire pochi gol è tanto salutare e difendersi col gol di vantaggio è cosa buona e giusta. Ed è vero anche che senza la sfarfallata di Rafael forse oggi questa arringa non avrebbe motivo di esistere. Però gli episodi parlano, e raccontano di un Cagliari che avrebbe potuto strappare il bottino pieno e non lo ha fatto.

Pesa, pesa tantissimo, quel rinunciatario Joao Pedro-Dessena adottato dieci minuti prima della resurrezione di Destro. Non tanto per il cambio del brasiliano in sè, che ci poteva stare in quella fase della gara. Ma a scaldare la panca c'erano Farias, Melchiorri e persino Sau. L'ingresso del capitano rossoblù ha abbassato il baricentro della squadra di dieci-quindici metri, consegnando vita facile all'assalto del Bologna che, gira che ti rigira, ha trovato il golletto. Aldilà del discorso meramente tattico, un cambio del genere non è mai troppo funzionale: il messaggio che passa ai ragazzi in campo è spesso fuorviante, e il malinteso del pullman davanti alla porta è la logica conseguenza. Peccato, perché non è la prima volta che una carenza di qualità costa carissimo ai sardi.

Forse la lezione del Pordenone non è stata ancora assorbita del tutto.

Luca Neri

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