16/04/2017, 08:35 | Di Luca Neri | Categoria: L'Editoriale

Prima che l'ultimo petalo cadesse: Cagliari, il ruggito della bestia

L'analisi del match contro il Chievo

2016
2016

E fu così che la bestia fece innamorare la bella prima che l'ultimo petalo cadesse. Così chiedeva l'incantesimo: sia amore entro sabato o sarai bestia per sempre. E amore fu.

La bestia, mortificata dagli ultimi risultanti non esattamente esaltanti e stordita dalle recenti vicende extra calcistiche, ha alzato la testa e ha ruggito, pietrificando il malcapitato Chievo. Sì, proprio il Chievo, la squadra che ha fatto della parola solidità un mantra dietro cui mascherare lo zero artistico messo in scena (con successo) nell'ultimo decennio.

L'ha fatto con Borriello, il dubbio amletico sotto l'ombrellone rossoblù, essere ancora o non essere più, che giudichino i posteri. Solo che da imputato Marco è diventato Cassazione, sentenziando una squadra dopo l'altra e trascinando il Cagliari, anche a 34 anni suonati. Ora i centri del ventidue sono quindici, con un solo rigore calciato.  Davanti a lui solo gente come Immobile, Icardi, Higuain, Dzeko e Belotti, col resto del mondo a prendergli la targa (e la data di nascita).

L'ha fatto con Sau, che non vedeva  la porta dal 22 dicembre (per un bomber come lui un'era geologica). Troppo spesso dimenticato o sottovalutato durante il campionato, Marco è l'apriscatole che sta rendendo possibile la resurrezione di Borriello. Perché i quindici gol sono merito sì di un killer instinct da predatore della savana, ma una fetta del bottino ha residenza a Tonara, con i chilometri, il sacrificio e il lavoro oscuro che Sau ha offerto alla causa svincolando l'ex Genoa da sforzi da maratoneta e concedendogli la passerella da primo attore protagonista.

E l'hanno fatto con Joao Pedro, il figliol prodigo ritrovato. Il brasiliano stava vivendo un periodo nero, tanto che sembrava esser tornato quell'oggetto misterioso del primo periodo isolano. Caso singolare quello del verdeoro, un giocatore che se giocasse sempre come sa potrebbe essere tranquillamente uno dei primi cinque rifinitori del campionato. Solo che se ne ricorda un giorno sì e un giorno no, e capita spesso che incappi in giornate no. Non era il caso di ieri, quando Joao si è vestito da Jeanne, l'uragano, e si è abbattuto sul Chievo con la forza devastatrice che lo contraddistingue.

I sardi sfruttano dunque il regalo pasquale, agguantano il Chievo e volano al dodicesimo posto. La decima posizione è lontana, ma per fortuna (e merito) dei rossoblù il diciottesimo posto lo è molto, molto di più.

Luca Neri

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