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Stadio e cessione del Cagliari: il modello Emirates Stadium sullo sfondo

La vendita della società rossoblù potrebbe essere legata alla possibilità di costruire uno stadio all’avanguardia: spicca il modello londinese

20/02/2014, 15:10 | Approfondimenti

Che lo stadio sia una fondamentale colonna su cui poggia tutto un progetto sportivo di una società di calcio del nuovo millennio, non v’è dubbio. Chiedere ai club tedeschi, inglesi e in generale a tutti quelli di maggior prestigio per averne la certezza. Ecco perché ad esempio, senza andar troppo lontano, Cellino è pronto sì ad acquistare la sua nuova Ferrari, ma contestualmente non vede l’ora di comprare anche il suo “garage”: alla compravendita del Leeds United infatti – come lo stesso imprenditore sanlurese ha più volte ribadito – farà immediatamente seguito l’acquisto dell’Elland Road, stadio di casa dei Whites. Ed ecco perché tutte le principali società di calcio hanno ormai degli impianti all’avanguardia, supertecnologici e superconfortevoli.

Come fa notare un articolo di calcioefinanza.it, in media con uno stadio di proprietà gli introiti aumentano di due terzi, senza contare i diversi vantaggi che si hanno in termini di fair play finanziario, aspetto di grande rilevanza nel calcio moderno e di cui bisogna doverosamente tenere conto, poiché le regole Uefa in questo senso agevolano le società che investono in infrastrutture. E se è vero, come è vero, che sempre più spesso i valori in campo collimano col valore economico e con gli incassi di una società, il sillogismo è presto chiuso: lo stadio di proprietà è fondamentale, e per un eventuale acquirente interessato a rilevare un club calcistico è un elemento dal quale, nel 2014, non si può prescindere.

In soldoni: chi avesse intenzione di investire sul Cagliari, probabilmente lo farebbe solo dopo aver avuto rassicurazioni in questo senso. La situazione stadio a Cagliari è ormai fin troppo nota a tutti: entro settembre 2015 l’attuale struttura in tubi innocenti dovrà sparire. E se uno più uno fa due, alla società sarda servirà un nuovo impianto a breve. Magari di proprietà, e magari seguendo i modelli più all’avanguardia a livello europeo. Su tutti, il modello seguito dall’Arsenal. L’Emirates Stadium è stato costruito in due anni, ha una capienza di 60 mila spettatori e per realizzarlo ci sono voluti 562 milioni di euro. Inoltre i Gunners, per ridurre le uscite, hanno venduto i diritti sul nome dell’impianto alla compagnia aerea Fly Emirates fino al 2021, ciò che ha rimpinguato le casse societarie di 150 milioni di euro (stessa operazione effettuata, tra l’altro, dal Bayern Monaco campione d’Europa, che ha ceduto i diritti sul nome dello stadio per 30 anni alle assicurazioni Allianz).

Anche dal punto di vista paesaggistico, la costruzione del nuovo stadio londinese ha fatto scuola, e in un certo senso è un modello che potrebbe presentare un parallelo con la costruzione del nuovo impianto cagliaritano: infatti l’Emirates è stato costruito proprio nelle vicinanze del vecchio impianto di Highbury, senza abbandonare quel quartiere. Nello spazio lasciato libero dal vecchio impianto, invece, è sorta una cittadella con edifici commerciali e residenziali, scuole, palestre, parcheggi e campi gioco per bambini. Per il quartiere questa operazione ha significato più verde e più servizi, ma soprattutto nuovi posti di lavoro. In questo senso avrà un ruolo determinante la giunta comunale del capoluogo sardo capitanata dal sindaco Zedda ma, soprattutto, il nuovo governatore della Sardegna Pigliaru.

Ovviamente lo stadio di una società come il Cagliari, con ogni probabilità, sarebbe progettato per una minor capienza e, di conseguenza, ci vorrebbe meno tempo e meno spesa: i progetti non sono paragonabili in queste misure. Certo è, però, che nelle linee-guida è un progetto a cui ci si potrebbe ispirare. Staremo a vedere quali saranno gli sviluppi.

Ad ogni modo, se il prezzo da pagare per arrivare a tutto ciò sarebbe soltanto avere uno stadio dal nome esotico (che so, QSI Stadium o General Eletric Stadium, giusto per restare in tema), è presumibile che gran parte degli appassionati rossoblù sarebbero disposti a metterci la firma. Senza indugi.

Andrea Piras

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