14/08/2019, 00:07 | Di Michelangelo Corrias | Categoria: Approfondimenti

I tempi di Nandez: non tutto subito

Ci vorrà del tempo prima che l'uruguagio si ambienti al meglio: a Maran e alla piazza il compito di aspettarlo

foto: cagliaricalcio.com
foto: cagliaricalcio.com

Dal clima temperato delle Pampas a quello mediterraneo della Sardegna (Arena), dal Nuovo al Vecchio continente, dalla Primera Division alla Serie A, e infine, per concludere il climax di differenze, dall'atmosfera rovente del Boca e della Bombonera a una piazza più "tiepida" se si può dire così, quella cagliaritana, ma dove non mancheranno di certo le pressioni. Per Nahitan Nández i  cambiamenti saranno tanti con il suo trasferimento alla corte di Giulini.

El Leon si troverà presto faccia a faccia con l'onere della corona. Dopo essere stato inseguito per oltre sei mesi, diventando l'acquisto più costoso della storia del Cagliari, presentato come una rockstar nella casa del Casteddu, a breve dovrà far parlare l'unica voce che davvero conta: il campo.

Tradizione vuole che sia Nahitan a raccogliere il testimone dei vari Herrera, Francescoli, O'Neill, Abejion e Lopez, altri uruguagi illustri mai dimenticati dalle parti di questi lidi. Sudamericani diventati a poco a poco dei sardi adottati, quello che si spera accada al nuovo centrocampista rossoblu.

Non è detto però che arrivi tutto subito: spesso, i tempi di inserimento sono passaggi obbligati, specialmente per giocatori nella situazione del nuovo numero 18, che fino a una settimana fa respirava tutt'altro tipo di vita e di calcio.

L'ostacolo più grande sarà per cui il fattore ambientamento: quando un leone cambia territorio può impiegare diverso tempo per riconquistare lo status di maschio alfa, e il processo arriva sempre gradualmente. Non bisognerà stupirsi dunque se NN masticherà più di qualche partita per entrare nei meccanismi dello scacchiere maraniano e assimilare i ritmi del nostro campionato.

In Argentina, come in Uruguay, vanno a una velocità differente, l'aspetto agonistico non è quello predominante e la tattica viene posta in secondo piano. In questo modo il singolo gode di maggiore libertà e spazio, e il collettivo possiede una naturale predisposizione per la manovra offensiva.

In Italia la musica è un'altra: c'è grande attenzione ai dettagli e meno improvvisazione, i tempi di reazione sono molto più brevi, anche a causa di una marcata fisicità. Inoltre si corre di più. Nández questo lo scoprirà presto, ma dalla sua ha la garra tipicamente uruguagia, e non sembra il tipo di uomo che tira via il piede nei contrasti.

Un altro aspetto non da poco è la lingua. Quella di Manzoni è simile per certi versi all'idioma di Cervantes (con le dovute varianti rioplatensi), ma ci vorrà comunque un po' per assorbire almeno una certa gamma di espressioni del gioco.

Starà a Maran decidere se usarlo all'inizio con cautela, magari non schierandolo titolare sin da subito, ma dosandolo con saggezza, senza cedere alla fretta o alle pressioni esterne. Nel frattempo Ionita o chi per lui lo sostituiranno.

Tutto l'ambiente, tifosi e addetti ai lavori, confidano nella personalità dell'ex Xeneize, che dovrà per forza di cose dimostrare i 18 milioni messi sul piatto di Buenos Aires.

Il tempo, come detto, giocherà un ruolo fondamentale.

Michelangelo Corrias

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