03/10/2017, 00:02 | Di Davide Zedda | Categoria: Approfondimenti

Cagliari-Rastelli, il momento della scelta: no al limbo, 2 le soluzioni

Il tecnico rossoblù sulla graticola, il club si pronunci definitivamente sul fronte allenatore

5 sconfitte in 7 gare: il Cagliari ha in tasca 6 punti, non segna da 3 partite e non dà segnali di cambiamento. Il match contro il Napoli un disastro, non tanto per il risultato (facile perdere contro i partenopei di Sarri), ma perché nulla si è visto in termini di gioco, mordente, grinta, identità, svolta. Dopo l’illusoria bella vittoria sul campo della Spal, il Cagliari è diventato “vaporeo”. Il Sassuolo è risorto alla Sardegna Arena, dove ha imposto legge anche il Chievo. Ultimo gol realizzato dalla compagine isolana, quello di Joao Pedro a Ferrara.

Sul banco degli imputati Massimo Rastelli. Sì, perché nel calcio paga sempre l’allenatore, anche se al momento il tecnico di Torre del Greco non rischia l’esonero. O meglio, salterebbe (con ogni probabilità) qualora dopo la sosta di campionato non arrivasse una vittoria solida e convincente contro il Genoa. E siamo soltanto alla gara numero 8.

Ciclo terminato? – La sensazione è che l’errore stia a monte. Un peccato originale (quello di riconfermare Rastelli per la terza stagione di fila) che forse (col senno del poi) sarebbe stato meglio non commettere.

Eppure i segnali erano ben visibili - In principio una non facile promozione in Serie A nonostante Rastelli vantasse un organico di altissimo livello per la categoria, poi una comoda salvezza macchiata da pesanti imbarcate e tanti, troppi gol subiti pur avendo a disposizione un organico “chiavi in mano” per raggiungere l’obiettivo. E salvezza è stata. In questi casi si dice “conferma meritata sul campo”. Forse. Sì, perché il Cagliari (tra i cadetti così come in massima serie) ha dimostrato di non avere un’identità precisa, un gioco, ed ora (come detto) mostra segnali ancor più pesanti: non c’è grinta, mordente, cattiveria agonistica, fame. Non ci sono più “prime donne invadenti”, ma non ci sono neppure leader in grado di prendere per mano la squadra. Si naviga a vista.

Compartecipazione di responsabilità In questa terza avventura in riva al Golfo degli Angeli, Rastelli guida una squadra (costruita di concerto con il diesse Rossi e il presidente Giulini) che appare (al momento) incompleta e carente. Un organico tecnicamente povero, con giocatori (spesso) adattati in ruoli non propri (Padoin e Capuano come terzini in attesa di van Der Wiel) e con la netta sensazione che Miangue non sia pronto per la Serie A. Al centro della difesa l’unica certezza è rappresentata dal tanto criticato Pisacane. Andreolli non decolla, Ceppitelli soffre e non sta bene, Romagna meriterebbe maggiore spazio.

In mediana soltanto Cigarini può giocare in cabina di regia e l’alternativa (lo si è visto), non può essere Barella, che bene sta facendo come mezzala “tuttocampista”. In mezzo al campo Ionita è una garanzia, Faragò, Deiola e Dessena sono in pieno affanno. Insomma, in seconda linea uomini contati.

In attacco Pavoletti non si sblocca, serve tempo. Sau e Farias lottano tra campo e infermeria, Melchiorri non ancora recuperato, Giannetti (come Miangue) non all’altezza della categoria.

Tutte scelte condivise, come detto. Pertanto, le responsabilità sono da distribuire sulle spalle di tutti gli attori in campo.

Nodo panchina, si faccia chiarezza – Massimo Rastelli non può stare nel limbo, né può giocarsi la panchina domani contro il Genoa, dopodomani contro il Benevento e via dicendo. Un’intera stagione sempre in discussione e sulla graticola non è un bene per il tecnico così come non è un buon segnale da trasmettere alla squadra.

Si prenda una decisione – Occorre giungere ad una conclusione definitiva. Al club la scelta: o Rastelli fino al termine del campionato senza sé e senza ma, oppure si guardi ad un profilo più esperto che sappia fare di necessità virtù in attesa della riapertura del mercato invernale.

 

Davide Zedda

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